[V.M. 18] Nuovo Cinema Spazzatura (Ep. 01) - Scannati Vivi

Capolavori dal profondoScritto da Federico "Kikorin" GiacobinoMail@ FedeGiacoil 23 febbraio 2016
[V.M. 18] Nuovo Cinema Spazzatura (Ep. 01) - Scannati Vivi Speciale

Orribili, deliranti, osceni, malati. Nel variegato mondo del cinema, dietro ai milioni di dollari dei blockbuster, ai red carpet raffinati, alle riviste patinate... e più in basso i film low-budget, i corti d'autore, le opere incompiute... si nasconde un mondo, un sottobosco fitto, proliferante, impossibile da debellare, un terreno paludoso composto da produzioni così economiche che potrebbero diventare trilogia solamente con quello che voi spendete per ubriacarvi il sabato sera, lungometraggi nati dalle menti di autori geniali, spinti dalla semplice passione o più spesso, probabilmente, da qualche mix di droghe pesanti salito male. Grazie a persone come queste, di giorno lavoratori come tanti, di notte eroi con la macchina da presa, noi nicchia di appassionati abbiamo modo di gustarci materiale che definire trash spesso è un eufemismo.

In questa rubrica desidero portare alla luce perle cinematografiche che in un modo o nell'altro mi hanno colpito, parlando a ruota libera e da semplice appassionato, senza avere la presunzione di far passare quanto scritto come parere autorevole, bensì esprimendo tutto il mio amore per opere che probabilmente saranno sconosciute ai più, ma che... chissà, potrebbero stimolare la vostra curiosità; magari potreste scoprirvi pure voi appassionati del genere, iniziando proprio da un film che mi sta incredibilmente a cuore, “Scannati Vivi”.


Inizio in salsa clichè

Scannati Vivi è un film del 2004 scritto e diretto da Gabriel Bartalos, un nome che è legato da parecchio tempo al mondo del cinema: se andate a cercare il suo curriculum, vedrete che ha un trascorso di tutto rispetto nella realizzazione degli effetti speciali, avendo lavorato in opere famose come Gremlins 2 – La nuova stirpe (ok, questo forse non è così famoso), Darkman e Dolls – Bambole, giusto per citarne alcuni. Scannati Vivi è stata però la sua opera prima come regista, ma stranamente non l'ultima, sebbene da quel film sarebbero passati ben 9 anni prima di rivederlo dietro ad una macchina da presa nella sua seconda (e per ora ultima) opera, ovvero Saint Bernard.

Il film inizia alla grande (da leggersi con tono ironico) facendoci vedere un tizio con la faccia mutilata e mezza robotica a bordo di un furgone, intento a lanciare un arpione su di un altro furgone così da farlo deragliare ed ucciderne il conducente. Dopo questo prologo surreale con annesso tripudio di sangue, l'attenzione si sposta a bordo di un'auto (l'attenzione del regista intendo, quella dello spettatore medio sarà già allo schermo dello smartphone, ndr), dove osserviamo una famiglia impegnata in un viaggio/vacanza: qua io, la prima volta che vidi il film, capii, o almeno pensai di aver capito, che quello che stavo guardando era uno dei tanti cloni di “Non aprite quella porta”. Povero illuso

La macchina fora una ruota e la famiglia si trova costretta a chiedere aiuto, così il padre si avvia verso il luogo abitato più vicino, un negozietto a bordo strada passato poco prima. A gestire l'attività c'è una nonnetta molto inquietante, con doti recitative pari a quelle di una qualsiasi nonnetta pescata al mercato il venerdì mattina. L'arzilla signora propone al padre di famiglia di andare a casa sua a mangiare, perché oramai è tardi e la città più vicina dista parecchio. L'invito sarebbe ovviamente declinato da qualunque persona sana di mente data l'aria inquietante e fuori di testa della nonnina, però il nostro eroe temerario non nota assolutamente nulla di strano ed accetta di buon grado.


Famiglia delirio

Dopo aver convinto il resto della famiglia, padre, madre e figli si avviano verso l'abitazione della signora. Se le avvisaglie precedenti non erano state sufficienti, adesso anche un cieco noterebbe che qualcosa non quadra: saranno i muri esterni fatiscenti, saranno le migliaia di teste di bambola, ceramiche ed oggettistica varia appese ai muri, saranno i loschi figuri deformi seduti al tavolo, ma io sinceramente me la sarei data a gambe. I quattro inebetiti, tolta la figlia, che due domande se le pone, sembrano però essere a loro agio in quella scenografia schizzata (inteso a livello psichiatrico e letterale). Vabbè, neppure il tempo di far credere allo spettatore che magari la prima impressione fosse sbagliata, che un tizio che scopriremo chiamarsi Surgeon General (nome che mi piace particolarmente, non è fighissimo?, NdR) salta sul tavolo e sgozza senza ritegno padre e madre, che, essendi comportati da idioti fino a quel punto, onestamente, se lo sono pure meritato.

E' a quel punto che i figli della coppia, in preda al panico, o in preda a qualcosa quantomeno, dato che è difficile decifrare le espressioni quando la recitazione è scadente e gli obbiettivi della telecamera lo sono anche di più, scappano in un bosco. La fuga innesca l'innato senso di caccia della famiglia pazzoide, composta oltre che dal tizio omicida col mantello, anche da un tontolone di nome Brian, dotato di un cervello gigante composto da carta igienica e colla vinilica finemente colorate (per tutto il film ci sarà una gag ricorrente e Brian sarà chiamato “Brain”, ovvero cervello in inglese...) ed un nanetto ossessionato dalla ceramica e dai piatti di nome Plate (ovvero piatto in inglese, altra gag demenziale), il quale utilizza, appunto, dei piatti come arma. 

Nella foresta assisteremo ad un altro omicidio, probabilmente quello che da solo vale tutto il film, ovvero la morte del fratello. Egli si metterà di fronte alla sorella per salvarla ed il Surgeon General sferrerà il suo colpo con una lama, ma il fratello farà in tempo a dire “ah, mancato!” prima di aprirsi in 2 come una mela (*CURIOSITA'*è possibile osservare, se si guarda bene, le aste in legno che reggono i due pezzi del manichino diviso).

E' da qui in avanti, però, che il film diventa un vero macello, infatti Brian convincerà i suoi famigliari a fargli tenere la ragazza, la quale dovrà riuscire a sfuggire dalle grinfie dei suoi aguzzini


Tra genio e follia, anzi no, solo follia

Scannati Vivi è un film trash/splatter, ma quello che me lo fa amare così tanto non è la sua componente gore, neppure esagerata se confrontata con altri esponenti del genere; piuttosto, mi affascina pensare all'incredibile lavoro che c'è stato a livello scenografico in molte situazioni. La prima volta il film scorre fluido dall'inizio alla fine, ma dopo averlo visto e rivisto più volte (si, tra la versione italiana e quella originale credo di essere andato ben oltre la decina) si iniziano a carpirne i dettagli più reconditi. Soprattutto le numerose scene girate all'interno della casa della famiglia di assassini mostrano dettagli maniacali, ma nel senso letterale del termine, sembra davvero la magione di un gruppo di pazzi! Molti horror più blasonati, per quanto mi riguarda, peccano nel rendere tutto troppo patinato ed orchestrato alla perfezione pure quando non dovrebbe esserlo, mentre Scannati Viviche obbiettivamente è una ciofeca clamorosa – ha dalla sua una personalità forte e la mano calcata del regista la si vede in ogni scena (cioè, in certe scene la si vede proprio per degli errori tecnici, ma questo è un altro discorso).

La pazzia è uno stato imperante nell'intera produzione, tanto che dopo una certa soglia – almeno a me è capitato – ci si sente davvero intrigati dai monologhi prolissi ed insensati di Plate che spiega il perché della sua ossessione per i piatti o dall'ipnotica voce del Creatore (un culturista senza testa attaccato a dei fili... no, giuro, c'è davvero) che blatera una cacofonia monofonica mentre viene fatto a pezzi. 

Insomma, Scannati Vivi ha un posto speciale nel mio cuore ed è davvero un film che adoro rivedere di tanto in tanto. Il 90% delle persone, quasi certamente, dopo 15 minuti lo stopperà e penserà che io sia un pazzo, ma sono fiducioso che una fetta di amanti del trash del trash (uber-trash? Inventerò questa nuova parola per l'occasione, NdR) lo apprezzerà almeno quanto me. Se non avete nulla da fare e volete dare un serio scossone alla vostra sanità mentale, questo è quello che fa per voi.

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