[V.M. 18] Nuovo Cinema Spazzatura (Ep. 5) - Hatchet

Come sapersi accettareScritto da Federico "Kikorin" GiacobinoMail@ FedeGiacoil 24 marzo 2016
[V.M. 18] Nuovo Cinema Spazzatura (Ep. 5) - Hatchet Speciale

E così arriviamo alla quinta puntata della rubrica più invidiata del web, “Nuovo Cinema Spazzatura”. Ok, ok, non fermiamoci sui dettagli, quanto scritto sopra potrebbe anche non corrispondere alla realtà, ma sorvoliamo...

Prima di tutto, il consueto riassunto degli episodi precedenti, nel caso voleste recuperarli:

Bene! Ora, dato che starete morendo dalla voglia di saperlo, non vi terrò ulteriormente sulle spine, il capolavoro che vi presento oggi si chiama Hatchet, ovvero “accetta”. “Accetta”, per l'appunto, verbo che fin dall'etimologia richiama alla mente l'accettazione, cioè il prendere atto di una cosa, accoglierla, acconsentire e... no, non in questo caso, qui “accetta” rappresenta proprio lo strumento da lavoro, utile a tagliare la legna, ma ancor più utile per smembrare i malcapitati protagonisti del film.


L'evergreen di Adam Green

Il regista di Hatchet è Adam Green, personaggio tutt'altro che sconosciuto sulla scena cinematografica al contrario degli altri directors che sono passati da qui, però ai tempi di Hatchet, nel 2006, era effettivamente ancora un “novellino”. Come per Violent Shit, anche Hatchet fa parte di una serie di film, precisamente tre (l'ultimo dei quali scritto da Adam Green, ma diretto da un altro regista), però io mi concentrerò solamente sul primo per due ragioni: secondo me è il migliore della trilogia e poi racchiude in pieno lo spirito di questa rubrica, dove i film analizzati sono a costo zero o quasi.


Victor Crowley è nato, morto, ma poi tornato

Hatchet è il più classico degli slasher movie che si possano immaginare e di certo non prova a nasconderlo. La trama è questa (si, c'è una trama! Passo avanti notevole per i film qui trattati): un giorno, in una foresta di New Orleans, nasce un certo Victor Crowley. Il bambino è orribilmente deformato, ma questo non impedisce al padre di amarlo come fosse suo figlio (ah no, è suo figlio davvero). Passano gli anni ed il giovane Victor diventa un adolescente, ma la coltre deforme di plastilina che lo avvolge non vuole proprio saperne di abbandonarlo. 

Egli è però di animo buono, malinconico, remissivo e taciturno (anche se a volte emette dei versi abominevoli, di questo bisogna dargliene atto). Comunque, passiamo alla parte interessante: la notte di Halloween Victor è a casa da solo (il padre forse era in giro a fare dolcetto o scherzetto, non si sa), quando un gruppetto di bambini, che sono soliti prenderlo in giro, lo raggiunge alla baita in legno dove vive per spaventarlo, tirandogli dei petardi. Uno di questi, malauguratamente, finisce per mandare in fiamme la catapecchia all'interno della quale Victor si ritrova imprigionato. Il fato, però, ha voluto che proprio in quell'istante il padre rientrasse e, vedendo le fiamme, prendesse un'accetta per cercare di sfondare la porta d'ingresso e salvare il figlio. In una scena che definire drammatica sarebbe drammatico, osserviamo come il figlio cerchi di aprire la porta dall'interno, nel mentre il padre prova a sfondare il tutto dall'esterno. Con una precisione davvero folgorante, nell'esatto istante nel quale la porta di legno cede, l'accetta oramai lanciata finisce per conficcarsi nel viso orrendamente deformato del figlio, uccidendolo. Da quel giorno il fantasma di Victor infesterà le foreste confinanti la magione ed ucciderà chiunque proverà ad avvicinarsi (e perché qualcuno dovrebbe avvicinarsi? Aspettate, ci arriviamo).


Comitiva simpatia

Come in ogni slasher movie che si rispetti, sebbene io abbia seguito l'ordine inverso in quanto colto da sentimenti anticonformisti proprio durante la stesura di questo pezzo, prima dell'assassino il film ci presenta la comitiva di persone che farà la parte della carne da macello, ovvero coloro i quali, nel 99% dei casi, hanno lo spessore caratteriale e morale di un sasso poco levigato, ma non in Hatchet! Hatchet mostra i muscoli fin da subito grazie ad una caratterizzazione stupenda di tutte le vittime sacrificali, non discostandosi troppo dai canoni del genere (c'è l'eroina, il nero, le troiette, la coppia innamorata, il simpatico e così via), ma è chiaro già dopo una ventina di minuti che la genialità del film sta proprio nello stravolgere i ruoli che ci si aspetterebbe, giocando molto sull'abuso di clichè e su un sacco di dialoghi azzeccati che spaziano dal comico al demenziale e ci fanno innamorare dell'eclettico gruppo di malcapitati.

Ma com'è che questo gruppo di personalità variegate ha finito per viaggiare insieme verso la casa di un folle, immortale, deforme e pluriomicida? Hatchet è ambientato durante la celebrazione del Martedì Grasso a New Orleans, festival che non starò a descrivervi su basi storiche, perché apposta per quello esiste Wikipedia, ma che vi farò venire alla mente semplicemente citandovi le collane che vengono distribuite alle ragazze più propense a mostrare le tette o, detto tecnicamente, “troieggiare”. A fine giornata è possibile capire chi è stata la più disinibita proprio dal numero di collane accumulate... insomma, lo abbiamo visto in migliaia di film, ci siamo capiti no? 

Ebbene, si da il caso che proprio di fianco alla zona dei festeggiamenti esista un'agenzia chiamata Marie Leveau, la quale organizza tour dell'orrore in barca sul fiume Mississippi, ed ecco spiegato come tutti finiscono per ritrovarsi insieme a navigare verso la loro morte.


Pazzi per i pezzi

Ok, il film è divertentissimo, girato molto bene nonostante i pochi mezzi e geniale sotto molti punti di vista, ma è tutto qua? Eh no, non scherziamo, Hatchet è anche e soprattutto uno splatter d'antologia

Mixare alla perfezione ironia e budella non è compito semplice e storicamente è riuscito bene solo a pochi registi (qualcuno ha detto Peter Jackson con “Gli Schizzacervelli”?), ma Green qua fa veramente capire di cosa è capace.

Victor Crowley non è il più carismatico degli assassini, infatti non è il primo gigante deforme ed incazzato che si vede al cinema, ma è certamente uno dei più fantasiosi per quanto riguarda le sadiche torture mortali che dispensa con grande generosità. Quando dico che il film è uno splatter con le palle, intendo proprio quegli splatter nudi e crudi, dove le vittime contravvengono ad ogni legge fisica conosciuta e si spezzano come fossero di burro semplicemente tirandogli con un po' di forza gli arti. Crowley da il via ad una fiera del sangue che farà la gioia di tutti gli amanti del genere e si esibisce in numeri circensi degni di lode, estraendo spine dorsali, frantumando mandibole, scarnificando corpi in ogni modo possibile e immaginabile ed anche inimmaginabile. Il tutto è chiaramente low-budget, ma la bravura del regista, che si prodiga anche in virtuosismi assolutamente notevoli,

è in grado di rendere le scene ridicole il giusto senza andare mai troppo oltre (dove per “oltre” intendo robe alla Violent Shit, trattato alla terza puntata, il quale andava oltre, faceva il giro, doppiava il traguardo e continuava a ruotare senza sosta). 


Finale?

Anche la quinta puntata di “Nuovo Cinema Spazzatura” si è conclusa e con essa questa prima “stagione” della rubrica. E' stato un viaggio che spero possa avervi interessato, incuriosito e divertito, anche se l'argomento – me ne rendo conto - non è certamente di interesse nazionale. La buona notizia è che è stata appena scalfita la superficie di quello che è il vastissimo e variegato mondo del trash, per cui le possibilità di fare una seconda, terza, quarta, ecc... stagione ci sono tutte, la cattiva notizia è che i miei tempi sono biblici, per cui chissà quando le congiunzioni astrali faranno si che sia pronta... In ogni caso, per il momento è tutto, grazie a chiunque abbia seguito e stay tuned!

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