Speciale Cinema - Festa del Cinema di Roma

Il Cinema è una festa!Scritto da Sezione Cinemail 26 ottobre 2015
Speciale Cinema - Festa del Cinema di Roma Speciale

Come probabilmente avrete notato dalle ultime recensioni Cinema e dal nostro profilo Twitter nella settimana appena trascorsa siamo stati alla Festa del Cinema di Roma. Abbiamo visto una gran quantità di film e assistito a diversi incontri, abbiamo scattato delle foto sul Red Carpet e abbiamo fatto tornare a casa più ricco il proprietario del chiosco che vendeva il vino. Ora è il momento di tirare le somme con questo speciale riassuntivo dell’evento, in cui troverete tante piccole cose che non hanno ancora trovato spazio in queste pagine. 

Tra i trentanove film della Selezione Ufficiale, tra le numerose anteprime e repliche, c’è stato un po’ il rischio di perdere il senso dell’orientamento. Abbiamo deciso quindi di segnalarvi i sei film che, in termini positivi o negativi, hanno maggiormente colpito la nostra attenzione.


Le piacevoli sorprese...

Cominciamo con quelli che più di tutti sono riusciti a regalarci una sorpresa, lasciandoci qualcosa addosso al termine della proiezione in sala. Va detto che la qualità delle pellicole è stata mediamente buona e che non è stato facile effettuare una selezione.

Land of mine di Martin Zandvliet, già osannato al Festival di Toronto, è sicuramente tra questi, per la capacità di affrontare un tema cinematograficamente così abusato come quello della seconda guerra mondiale, riuscendo nell’impresa di dirci qualcosa di nuovo. È la storia vera di un gruppo di soldati tedeschi – per lo più ragazzini – prigionieri al termine della guerra, costretti a sminare la Danimarca dai milioni di ordigni. È un film che – invertendo le parti, con i tedeschi nel ruolo di vittime sacrificali – riesce a pescare, nell’abisso di quegli anni, un dramma originale e praticamente sconosciuto, parlandoci di guerra senza retorica.

Proseguiamo con Amama di Asier Altuna. Il film racconta lo scontro generazionale all’interno di una famiglia contadina, prevalentemente rappresentato dalle figure di Amaia, la figlia ribelle ed artista, e del padre, decisamente convinto di dover difendere la tradizione familiare. Terzo elemento chiave del film sono le opere che la ragazza realizza, e che hanno come elemento centrale la nonna (Amama in basco), emblema della tradizione quasi come la fattoria nella quale la famiglia risiede. Girato brillantemente, con attori davvero notevoli e una simbologia chiara ed efficace che prende il posto di una narrativa più tradizionale, Amama è stata una grandissima sorpresa di questa rassegna.

Infine, non possiamo non parlarvi di Lo chiamavano Jeeg Robot. Una ventata di aria fresca nel panorama italiano, che dimostra come con buone idee, una buona regia e buoni attori sia possibile girare veramente qualsiasi cosa. Perfino un superhero movie ambientato nella coatta periferia romana. Il risultato è delizioso, di un’ironia frizzante, cui è difficile resistere. Sicuramente una delle più grandi sorprese della Selezione Ufficiale, che restituisce anche un po’ di speranza alla zoppicante cinematografia italiana.


...e le delusioni

Il lato opposto della medaglia sono i film che non ci sono piaciuti. Per nostra fortuna sono stati pochi, infatti il primo che troverete si è rivelato più una grande delusione che un film brutto in assoluto. Pan – Viaggio sull’isola che non c’è, di Joe Wright, presentato in anteprima nella rassegna Alice nella Città (sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma che ha proposto trenta film dedicati alle giovani generazioni e alle famiglie) aveva tutte le carte in regola per essere una rivelazione ed invece ha decisamente deluso le attese

Entriamo nel campo dell’orrido con Full Contact di David Verbeek (il quale a inizio proiezione ha abbandonato la sala, evidentemente era consapevole di quanto aveva fatto). La trama è semplice: un pilota di droni bombarda una scuola, per eseguire un ordine. Poteva essere interessante, una riflessione sul distacco tra il carnefice e le vittime nella guerra moderna, il trauma di una persona che ha ucciso dei bambini pilotando un drone quasi fosse in un videogioco o qualsiasi altro dei milioni di sviluppi possibili. Ma così non è stato; il regista mette sullo schermo tre storie totalmente distinte e tra le quali non si scorge praticamente nessun legame: una è quella del bombardamento, una riprende il protagonista come fosse un naufrago su una costa rocciosa e la terza lo mostra intento a lavorare in aeroporto, mentre nel tempo libero si dedica al combattimento. Il problema? Le storie non hanno senso, sono indecifrabili e di una lentezza disarmante. Ammesso che il film ci volesse dire qualcosa, quel qualcosa non è arrivato neanche per sbaglio. La noia si è invece palesata con prepotenza.

Terzo in ordine di mostruosità è Game Therapy. Un film brutto, che ambisce a parlare di qualcosa rendendosi solo ridicolo ed è recitato malissimo (com’è ovvio che sia quando ingaggi degli youtuber per fare gli attori). Mettiamo nel frullatore anche il fatto che la trama è così stupida da sconvolgere, con stereotipi che ad Uno Mattina non avrebbero saputo fare meglio, e che il film pecca anche nel proporre scene ispirate ai videogiochi, con costumi posticci e ambientazioni imbarazzanti, e avremo il mix infernale che è Game Therapy


Incontri Ravvicinati

“Il film di Spielberg Incontri ravvicinati del terzo tipo io lo vedo come una preghiera; spesso chi viene da fuori non è una minaccia, ma ci salva.”

Con queste parole il direttore artistico Antonio Monda (che si è dimostrato ottimo intervistatore) ha spiegato il nome che ha voluto dare alla rassegna dedicata agli incontri con i grandi nomi del mondo del Cinema italiano ed hollywoodiano. Queste interviste aperte al pubblico sono state un vero punto forte di questa manifestazione cinematografica di Roma. Ospiti di assoluta caratura internazionale hanno infatti partecipato con entusiasmo e arricchito questa decima edizione della Festa del Cinema.

Il primo giorno del Festival, sono stati il regista Joel Coen e sua moglie, l’attrice premio Oscar Frances McDormand (conosciuta sul set di Blood Simple – Sangue Facile, cui sono seguite altre sei collaborazioni), ad inaugurare il red carpet capitolino. L’intervista, è stata incentrata su come il loro rapporto (che dura da oltre trent’anni) abbia influenzato la loro carriera. Il secondo giorno è stato il turno del divo britannico, londinese di nascita, Jude Law. Sono state proiettate su grande schermo alcune clip delle sue interpretazioni più significative: da Gattaca – La porta dell’universo a Grand Budapest Hotel, passando per Il talento di Mr.Ripley, Closer, Sherlock Holmes ed A.I. Intelligenza Artificiale. A seguire, lo stesso giorno, è stato ospite l’architetto Renzo Piano, progettista del complesso multifunzionale che ha ospitato questa riuscita rassegna cinematografica. Sul red carpet nei giorni successivi si sono susseguiti altri ospiti di altissimo livello. Il “nostro” Paolo Sorrentino, ancora fresco di Oscar per La Grande Bellezza, mentre lunedì il red carpet ha visto protagonisti due registi di diverse generazioni ma che sono entrati nella storia della Settima Arte: il visionario regista Wes Anderson (sul palco insieme al premio Pulitzer 2014 Donna Tartt), uno dei maggiori esponenti contemporanei e William Friedkin autore del cult assoluto L’Esorcista, accompagnato da uno dei più grandi cineasti italiani, Dario Argento. Infine è stata la volta del regista Todd Haynes, il direttore d’orchestra Riccardo Muti ed i “nostri” Carlo Verdone e Paola Cortellesi.


Viaggio nel mondo Pixar

I collaboratori della Pixar hanno una cosa in comune: la passione, “bisogna essere malati di cinema”. Così ha esordito Kelsey Mann, rappresentante della Pixar alla Festa del Cinema di Roma.

In questa masterclass molto speciale Mann ha parlato, con tono scherzoso e spensierato, del suo lavoro, del percorso che lo ha portato a collaborare con la Pixar e del loro ultimo lungometraggio animato The good dinosaur, in uscita il 25 novembre 2015 e che sarà nelle sale italiane col titolo Il viaggio di Arlo. Mann presenta questa pellicola affermando che questo non è un film sui dinosauri ma una tipica storia di un bambino con il suo cane, anche il dinosauro fa la parte del ragazzino e il bambino quella del cane. La storia punta infatti ad invertire i ruoli dando così una sfumatura diversa alla narrazione oltre a giocare con l'elemento del what if, quasi onnipresente nella stesura delle sceneggiature targate Pixar.

In occasione della Festa del Cinema si è potuto assistere a ben 30 minuti totali di clip assolutamente inedite, dato che il lavoro finale era stato ultimato non più di una settimana fa. Questa ultima fatica dimostra a pieno i numerosi progressi raggiunti, con scenari mozzafiato dove la natura avrà un ruolo tutt'altro che marginale. Uno spettacolare risultato che non sarebbe potuto essere possibile senza il lavoro di squadra di tutti i collaboratori, orchestrato magistralmente dal regista Peter Sohn.

Inutile dire che la squadra della Pixar non tende a chiedersi se i loro film siano prettamente per un pubblico infantile o meno, il target infantile viene tenuto in considerazione come un pubblico che ha comunque a che fare con la vita, la loro speranza è che le loro storie possano essere d'aiuto nella vita reale, e questo vale sia per i bambini che per gli ex bambini. Mann garantisce che questo film proporrà qualcosa di completamente diverso, ovviamente senza deludere le aspettative del pubblico, e a giudicare ciò che è stato proiettato in sala noi concordiamo pienamente a riguardo.


And the winner is…

Nella giornata di conclusiva della rassegna è stato annunciato il vincitore del Premio del Pubblico BNL, il film indiano Angry Indian Goddesses. Ma il vero vincitore è la Festa del Cinema. Una festa, per l'appunto, e non un festival, che ha preferito puntare sulla qualità (ospiti meno popolari e film migliori) che sulla quantità (-21% sui biglietti venduti rispetto lo scorso anno). Antonio Monda, subentrato a Marco Muller come direttore artistico di questo evento, sarà a capo della rassegna anche nelle prossime due edizioni avendo richiesto un contratto minimo di tre anni, a testimonianza di un chiaro progetto in mente.

Non ci resta che augurargli di continuare con l'ottimo lavoro svolto ed un arrivederci al prossimo anno.

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