Speciale Cinema: il meglio e il peggio del 2015

Fine dell'anno e tempo di classificheScritto da Redazione Cinemail 31 dicembre 2015
Speciale Cinema: il meglio e il peggio del 2015 Speciale

Il 2015 è stato un buon anno per il cinema, sia in termini di qualità sia di fatturato. Ben quattro film usciti negli ultimi 12 mesi sono infatti entrati nella top 10 degli incassi mondiali di sempre: Minions (al 10° posto), Avengers: Age of Ultron (6°), Fast & Furious 7 (5°) e Jurassic World (3°). Inoltre Star Wars: Il risveglio della Forza, attualmente in quindicesima posizione, è destinato ad entrare nella top three assoluta. A ridosso della Top 10 (che trovate giù, dopo i Flop) dei migliori film dell’anno, ci sono diverse pellicole ugualmente molto valide, non entrate in classifica per una questione di numero e di scelte, ma che teniamo comunque a consigliarvi: il sottovalutato Blackhat di Mann, Crimson Peak di Del Toro, Humandroid di Blomkamp, il thriller fantascientifico Predestination, l’italianissimo Suburra di Sollima, Il ponte delle spie di Spielberg, American Sniper di Clint Eastwood, Sopravvissuto – The Martian di Ridley Scott, l’atteso seguito degli Avengers Age of Ultron, il vincitore del Leone d’Oro Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, il plurinominato agli Oscar Foxcatcher – Una storia americana e l’ennesimo capolavoro di Paul Thomas Anderson, Vizio di Forma.

Ma non perdiamo altro tempo, ecco il meglio e il peggio del 2015 cinematografico per noi, Redazione Cinema di VGNetwork.it. Per farci del male, partiamo dai peggiori.​


FLOP 10

10) PAN - VIAGGIO SULL'ISOLA CHE NON C'È

Ogni anno è puntuale il live action Disney. Ogni anno è puntuale l'entrata nella classifica dei peggiori film dell'anno di tale film. Da Maleficient a Pan – Viaggio sull'isola che non c'è la sostanza non è cambiata: un alto budget in fase di produzione (150 milioni di dollari), una stella di Hollywood (Wolverine Hugh Jackman) e un nuovo Classico Disney rovinato. Tra i tanti difetti della pellicola, il peggiore è sicuramente quello di aver voluto adattare questa storia al XXI° secolo. Vediamo Barbanera cantare Smells like teen spirit dei Nirvana (avete letto bene) e luci al neon attaccate sulla poppa della nave di Uncino. Joe Writght, il regista, deve aver preso sin troppo alla lettera la definizione "favola senza tempo", non c'è altra spiegazione.

9) 50 SFUMATURE DI GRIGIO

Di una cosa rendiamo merito a Sam Taylor-Johnson: l'aver almeno tentato di rendere una storia con una trama imbarazzante, trita e ritrita, due personaggi piatti e bidimensionali e un messaggio di fondo francamente sessista e degradante un po' meno stupida del libro da cui è stata tratta, e, in parte, l'esserci riuscita. L'eliminazione dell'io narrante della protagonista Anastasia ha reso tutto meno puerile e fanciullesco; la fotografia del film è eccellente e accattivante la colonna sonora: un vero peccato che siano andate tanto sprecate. Malgrado gli incassi, infatti, la critica è unanime nel definire Fifty Shades of Grey l'impresentabile e infantile fantasia erotica derivante dalla frustrazione e dall'ignoranza; palpabile è perfino il fastidio dei due protagonisti nella recitazione (altrimenti perfino bravi, specie nel caso di Dakota Johnson); i dialoghi, non alterati nella trasposizione in pellicola del racconto su carta, ne mantengono intatta tutta l'idiozia; ma soprattutto, questo irrefrenabile erotismo che tanto avrebbe solleticato la fantasia delle donne di mezzo mondo (e già piuttosto noioso nel libro) si concentra in due sole scene, peraltro neppure particolarmente esplicite. Non che la cosa avrebbe fatto grande differenza nel bilancio della qualità dell'opera, ma in un film tratto da un romanzo "erotico" (le virgolette qui sono d'obbligo) ci si aspettava qualcosa di più audace. Come si suol dire, molto rumore per nulla.

8) CAKE

Ogni anno puntualmente arrivano al cinema film atti unicamente a portare all'Oscar l'attore/attrice protagonista di turno. In alcuni casi la performance autoriale supera addirittura il valore del film nel suo complesso (Julianne Moore in Still Alice, ad esempio). Purtroppo non è il caso di Cake, in cui le spalle di Jennifer Aniston non si sono dimostrate sufficientemente larghe a supportare tutto il peso del film, che fa acqua da tutte le parti: un disastro.

7) EXODUS - DEI E RE

Il Ridley Scott del 2015 si può definire come una medaglia dalla doppia faccia. Il lato buono è quello che ha prodotto e diretto Sopravvissuto, l'adattamento cinematografico del romanzo best seller L'uomo di Marte, interpretato da Matt Damon. Il lato meno buono è quello che ha deciso di adattare l'esodo biblico del popolo ebraico. Negli Stati Uniti è stato un flop clamoroso incassando la metà di quello che è stato speso per la realizzazione, un film che non aggiunge e non toglie nulla alla filmografia di Scott che per un momento ci ha fatto davvero pensare di averlo perso per sempre. Poi, fortunatamente, è arrivato The Martian, ma che paura.

6) CONTAGIOUS - EPIDEMIA MORTALE

E dire che noi a Schwarzy gli vogliamo bene. L'ex governatore della California sarebbe dovuto finire per ben due volte in questa classifica dei peggiori film dell'anno. Una col reboot/remake Terminator Genysis, l'altra con questo Contagious – Epidemia mortale. Un film mediocre, con una storia piatta e mal recitata.

5) THE GALLOWS - L'ESECUZIONE

The Gallows - L'esecuzione è l' ennesimo spreco di tempo e soldi incarnato nell'ennesimo found footage horror che guadagna senza problemi il diritto ad entrare nella nostra Flop 10. Tra le molteplici motivazioni un cast incapace di recitare, spessore psicologico non pervenuto, colpi di scena telefonati, probabilmente un film che rimpiangerete di aver visto, esattamente come me che al solo pensiero di dover parlare ancora del film preferivo tagliarmi le dita.

4) VACANZE AI CARAIBI

Quale può essere il peggior difetto di una commedia? Esatto, che non fa ridere. Nonostante i numeri siano dalla parte di Christian De Sica e Neri Parenti (in pieno ciclone Star Wars è Vacanze ai Caraibi il film più visto nei cinema del Bel Paese il giorno di Natale), il film rappresenta un enorme passo indietro rispetto al precedente cine-panettone, datato 2011, Vacanze di Natale a Cortina, che seppur dimenticabile conteneva diverse trovate divertenti.

3) FANT4STIC

Puntualmente presente nelle classifiche dei peggiori film del 2015 (sia in termini di incassi che di qualità della pellicola) dei siti cinefili di tutto il mondo, non poteva certo non comparire nella nostra. I problemi del film sono così tanti che ad elencarli tutti non basterebbe un solo editoriale: il totale disinteresse verso l'opera originale e l'introduzione forzosa di un universo alternativo; la mancanza di equilibrio degli elementi narrativi e delle sequenze di azione, che in un film del genere avrebbero dovuto essere preponderanti, a fronte di momenti di completa e perfetta stasi che avrebbero potuto essere occupati, ad esempio, anche da qualche "spiegone" che aiutasse lo spettatore a comprendere alcuni passaggi fondamentali, tipo il motivo per cui i protagonisti abbiano trascorso tre quarti d'ora di film al computer; lo scarso carisma dei giovani protagonisti, che avrebbero avuto bisogno delle spalle di qualche nome a caratura più pesante per essere accompagnati; la frettolosità dell'inspiegabile finale. Infine, il sequel previsto è stato annullato. Allo spettatore la possibilità di mostrarsi clemente e fingere sorpresa. Giusto perché è Natale. 

2) SAN ANDREAS 3D

Un tanto infallibile quanto poco credibile vigile del fuoco americano alle prese con eventi catastrofici ai limiti dell'inverosimile. Questa in sostanza la trama di San Andreas 3D, costato ben 110 milioni di dollari. Il faccione di The Rock che rassicura la famiglia con davanti un'America da ricostruire ed una bandiera a stelle e strisce svolazzante al tramonto, il tutto fotografato dall'effetto seppia, costituisce senza alcun dubbio il finale più trash degli ultimi 10 anni.

1) GAME THERAPY

L'aggettivo più adeguato per Game Therapy è "inutile". Inutile in quello che racconta così come nel modo in cui è raccontato, con attori assolutamente inadeguati ad interpretare delle vicende a loro volta inadeguate ad essere la spina dorsale di un prodotto cinematografico. A questo si somma il fastidio suscitato nello spettatore dalla consapevolezza che quello che sta passando di fronte agli occhi altro non è che la messa in atto dell'intento di guadagnare sulle facce note degli youtuber. Sommiamo, vista la natura di queste pagine virtuali, il fastidio di veder ridotto il videogioco a tre o quattro titoli scontatissimi, e la partecipazione a ciò di questi ragazzini assolutamente ignoranti in merito all'argomento.


TOP 10

10) STAR WARS: IL RISVEGLIO DELLA FORZA

Partiamo col film che, con ogni probabilità, tra qualche settimana entrerà nella top three degli incassi mondiali della storia del cinema. L'attesa di Episodio VII è stata febbrile, grazie ad una campagna marketing semplicemente perfetta. Star Wars: Il risveglio della Forza non è in assoluto uno dei migliori 10 film dell'anno, ma la riuscita di questo progetto era complessa e tutto fuorché scontata. Il franchise di Star Wars si porta dietro infatti una nutrita cerchia di fanboy pronti a criticare il cavillo, oltre ad avere la produzione Disney monitorante 24/24h. J.J. Abrams oltre a confezionare una storia frizzante, fresca, piena d'azione e con diversi colpi di scena è riuscito nell'impresa di non scontentare nessuno: fan, non fan e critica. Chapeau.

9) EX MACHINA

Dal mito di Prometeo al Faust di Goethe, che si domanda amleticamente se sia possibile riprodurre artificialmente l'anima, oltre che la vita, fino a giungere ad Asimov, il film racchiude oltre duemila anni di riflessioni sul conflitto tra Arte e la Vita e li condensa nell'insondabile mistero dell'Eterno Femminino, impersonato dal robot Ava. Nell'asfittica, uniforme e incolore atmosfera della pellicola, distinguere il falso dal vero, l'artificiale dall'autentico, il costruito dallo spontaneo diviene il vero interrogativo (irrisolto?) che la trama pone tanto ai personaggi quanto allo spettatore. Non solo se questo, oggi, col progresso inarrestabile che l'umanità ha intrapreso, sia effettivamente e praticamente possibile, ma anche e soprattutto se ne valga davvero la pena, se l'Uomo non sia in grado di costruire un Altro da Sé a propria immagine e somiglianza, ma migliore, o se finirebbe, come Nathan e come il dr. Victor Frankestein, dal provare disgusto verso la propria Creatura, ributtante aborto e replica di sé stesso. Un piccolo gioiello di angoscia esistenziale made-in-Scandinavia. 

8) BIRDMAN O (L'IMPREVEDIBILE VIRTU' DELL'IGNORANZA)

Un unico piano sequenza è una cosa che si sono potuti permettere pochissimi autori. Inarritu non è sicuramente il primo arrivato, e con Birdman ha cercato di allargare la nicchia alla quale interessavano prevalentemente i suoi film. Oltre alle scelte stilistiche spicca una narrazione basata sui personaggi, con attori assolutamente in forma smagliante, nella quale vengono incluse sferzate rivolte al business dell'intrattenimento, teatrale e cinematografico, e alle problematiche legate al dover gestire le psicosi degli attori e gli umori della stampa. Interessante e girato in modo magistrale.

7) KINGSMAN - SECRET SERVICE

Un piccolo grande cult scritto, diretto e prodotto da Matthew Vaughn, uno dei registi più interessanti di Hollywood. Una rivisitazione in chiave pop moderna delle classiche spy story inglesi, un tocco british e tanti personaggi memorabili, su tutti Gazelle, interpretata dalla bellissima Sofia Boutella. Braccio destro del villain, che combatte con letali protesi al posto delle gambe. Il film contiene inoltre la scena d'azione più cool dell'anno: Harry Hart/Galahad (Colin Firth, e chi se l'aspettava!) alle prese con un gruppo fondamentalista cristiano impazzito all'interno di una chiesa nel Kentucky. Free Bird dei Lynyrd Skynyrd non è mai stata utilizzata così bene!

6) MAD MAX: FURY ROAD

Nella fantascienza apocalittica il settantenne (già avete letto bene, settantenne) George Miller ci sguazza. Mad Max: Fury Road è, senza mezzi termini, un capolavoro visivo e di tecnica. Un cult che diventerà punto di riferimento nel tempo per il cinema di genere, Miller ha girato scene d'azione con un manico incredibile, il film non lascia un attimo di tregua e la fotografia è assolutamente superlativa. Da non perdere.

5) BABADOOK

Jennifer Kent si è messa per la prima volta dietro la macchina da presa in occasione di questo film, e il risultato è stato assolutamente sublime: l'autrice ha mascherato il dramma personale di una madre rimasta sola a seguito della morte del marito dietro la forma di un horror movie fortemente onirico. La psicologia dei personaggi, la regia, la fotografia, le trovate relative alla parte più propriamente "di genere", tutto funziona perfettamente, ed il risultato è un film leggibile su diversi piani, dal mero entertainment fino ad arrivare ad un'interpretazione più ragionata.

4) QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA

Direttamente dal Sundance Film Festival di quest'anno, un indie movie che dimostra come le produzioni indipendenti di questi ultimi anni non si arrocchino esclusivamente nel cervellotico esistenzialismo post-moderno ma siano in grado di offrire prodotti intelligenti ed (auto)ironici anche quando trattano temi difficili ed impegnativi sul piano emotivo come il cancro e la malattia, per i quali è facile scadere nel retorico e nel melodrammatico. Le vite dei due improbabili cinefili Earl e Greg si intrecciano col destino di Rachel, affetta da una grave forma leucemica; tra le insicurezze e le fragilità tipiche dell'adolescenza e il senso di frustrazione e impotenza di fronte al mistero della malattia e della morte vince la capacità dei protagonisti di ridere di tutto ciò, di affrontare gli assurdi tipi umani che li circondano e di rapportarsi col surreale mondo degli adulti che dovrebbero essere le loro guide ma che paiono lontani anni luce dalla loro profondità, complessità e consapevolezza. Me & Earl & The Dying Girl ci rassicura per prepararci al peggio, come Greg ed Earl nei confronti di Rachel e ci invita a non vergognarci delle nostre debolezze, difetti, dubbi, paure e cecità, perché un domani potremmo renderci conto che erano le uniche, autentiche cose che ci rendevano noi stessi. Dissacrante e toccante al tempo stesso. 

3) NON ESSERE CATTIVO

Il cinema italiano – oramai troppo spesso in stato comatoso – è ancora in grado di donarci qualche perla. È questo il caso di Non essere cattivo, pellicola postuma di Caligari, designata a rappresentare il nostro paese agli Academy Award (di pochi giorni fa la notizia della sua esclusione dalla shortlist dei nove titoli in concorso come miglior film straniero). Un film caratterizzato da una barbara vitalità, da un realismo acre e senza sconti che ci fornisce – privo di alcuna retorica - un vivido spaccato della periferia romana post-pasoliniana: droga, microcrimine, allucinazioni, pistole, spaccio. Il tutto condito con una regia sapiente e con le brillanti interpretazioni di Luca Marinelli e Alessandro Borghi, due attori emergenti che quest'anno si son dati parecchio da fare. 

2) INSIDE OUT

Le emozioni raccontate in un'analogia vivace e armoniosa. La Pixar propone una visione simpatica e originale dell'emotività di una persona, la piccola Riley Andersen. Una storia dolce e leggera come zucchero filato, dove ogni emozione viene plasmata in una personcina nel nostro cervello, che ci suggerisce le nostre scelte, guida le nostre reazioni ma che evolve e cresce insieme a noi. Questo lungometraggio animato rende tangibili ricordi, sensazioni, affetti e paure proprio come potrebbe immaginarseli un bambino, ma sempre studiando il tutto in modo tutt'altro che puerile.

1) WHIPLASH

La passione, l'abnegazione, la frustrazione, la determinazione, il dolore. Tutto in nome di un sogno, il sogno di voler diventare il miglior batterista del mondo. Whiplash è il film rivelazione dell'anno e prende il titolo dalla melodia che diverrà il tormento del giovane protagonista alle prese con un insegnante ossessionato dalla perfezione. Fino a che punto si può arrivare per riuscire anche solo a sfiorare quella che si può definire "perfezione"? La risposta si rivela inaspettatamente difficile, quasi impossibile da cogliere, come un tempo che non si riesce proprio ad azzeccare. Scena dopo scena lo spettatore viene inghiottito da una tempesta di emozioni finché niente avrà più importanza, se non il ritmo, un ritmo che scandisce ogni respiro, ogni battito del cuore, il ritmo è tutto, il ritmo è vita.

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