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Street Fighter
Informazioni Street Fighter
  • Produttore: Capcom
  • Sviluppatore: Capcom
  • Distributore: Capcom
  • Genere: Picchiaduro
  • Pegi: 7+
  • Multiplayer:
  • Data di uscita: 1987
n.d.
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Speciale Street Fighter

Street Fighter


  Scritto da: Nicolò "Cocò" Pellegatta | Data: 2010-02-04

La leggenda ha inizio: combattenti improvvisati del 1987

Parlare di sale giochi in questi anni è quantomeno imbarazzante: luoghi di ritrovo, che hanno segnato l’infanzia di moltissime persone ora sono nient’altro che un ricordo. La puzza di fumo, elemento tipico dei game center nostrani, si è lentamente trasformata in polvere, polvere sopra i colorati cabinati. Con le loro lucine e il fascino cool, rappresentavano il sogno di molti infanti e non, che in Ken, Arthur, Terry, Le home console hanno ormai soppiantato definitivamente gli imponenti cabinati, e mandato in pensione buona parte di quei titoli tutti punteggio e partitine veloci. Tra gli anni ’80 e l’inizio dei ’90 il fenomeno delle sale giochi era al culmine del suo splendore, innumerevoli erano i titoli di richiamo da Outrun a Pac Man, passando per i gloriosi shooter 2d e i mitici beat’em up.
E proprio di questi ultimi tratterremo oggi e nelle settimane a venire, focalizzandoci in particolare su una delle serie più celebri del panorama picchiaduristico bidimensionale: Street Fighter. A lungo in molti hanno cercato invano di usurpare il trono al picchiaduro Capcom, senza grossi risultati; onore e gloria in ogni caso a serie del calibro di Guilty Gear, Mortal Kombat, Killer Instict, ma soprattutto a i vari Fatal Fury, King of Fighter e le svariate serie SNK, ma il re è uno solo. Almeno in tale sede (siamo mercenari, si sa...) I motivi del dominio di Ryu e soci sono svariati e cercheremo di individuare i principali, almeno quelli di carattere tecnico e ludico, quelli sentimentali appartengono ai ricordi di ciascuno che abbia anche solo una volta menato le mani, nella più celebre rissa da strada videoludica.
 
Storicamente si pone come base per l’inizio del genere picchiaduro il titolo da sala giochi Victronics’ Warrior, classe 1979. Questo arcade aveva una discreta grafica vettoriale e inquadrava con una visuale “a volo di uccello” due prodi cavalieri, intenti a scontrarsi in un duello all’ultimo sangue.
Karate Champ (1984-Data East) ha il merito di fissare la visuale laterale, ancora oggi elemento imprescindibile di tutti i picchiaduro bidimensionali. Fu sopratutto Yie Ar Kung-Fu (1985-Konami) a determinare la prima forte popolarità al genere spingendo molte case a progettare nuove forme di simulazioni di combattimento: il titolo Konami si avvicinò moltissimo al picchiaduro Data East., variando soltanto l'arte marziale di riferimento (dal Karate al Kung Fu). Nonostante non abbia generato seguaci, il titolo Konami mantiene un appeal unico e personale tale da rimanere uno dei capolavori della casa nipponica: le recenti versioni per Xbox 360 (2007) e Nintendo DS (all'interno della Konami Classics Series: Arcade Hits, 2007) dimostrano l'indipendente esistenza di tale opera rispetto al filone inaugurato dalle future iterazioni Capcom e SNK.
Due anni più tardi Capcom immetteva sul mercato arcade Street Fighter, dando il là definitivamente a un nuovo genere videoludico: era il millenovecentoottantasette e un nuovo carico di monetine da 100 yen veniva convogliato all'interno di un chiassoso e colorato cabinato. Nessuna immaginava che avrebbe dato vita a una delle serie più durature del panorama videoludico.
 
   
 
Street Fighter - 1987
 
Due soli personaggi giocabili e un controllo tutt'altro che preciso. Così la serie di Street Fighter si presenta al mondo, tutt'altro che conscia del futuro successo che l'attende. Dietro tale coin op si pongono due giovani sviluppatori: Takashi Nishiyama e Hiroshi Matsumoto sono gli artefici del debutto di Capcom nel genere dei beat'em up. Dopo tale capitolo, però, lasceranno il testimone a Inafune e Okamoto (ora presidente di Game Republic): Matsumoto si rifugerà in SNK, dove darà origine a Fatal Fury e a tutte le perle videoludiche che la società di Osaka produrrà negli anni, mentre Nishiyama dopo alcuni trascorsi nella casa di The King of Fighters fonderà Dimps e collaborerà attivamente in Street Fighter IV (un filo ideale che impreziosisce il revival della serie). 

Ryu e Ken:
la somiglianza
è estrema
Nei panni di Ryu, già caratterizzato come nelle successive versioni, e in quelli di Ken nel caso di scontri contro un secondo giocatore, si dovranno affrontare combattenti provenienti da quattro nazioni (Giappone, Cina, Stati Uniti ed Inghilterra): saranno presenti due campioni per ognuna di esse. Una volta che il nostro prode Ryu avrà superato l’ostacolo, gli toccherà sconfiggere i vincitori del precedente torneo, che rispondono al nome di Adon (che ritornerà nella serie Alpha) e il temibile Sagat, ridotto poi nel seguito a fare da spalla al ben più ostico Mr. Bison. Tra i rappresentanti delle altre nazioni vi sono lottatori come Gen e Birdie, riesumati con la serie Alpha, mentre un tal Eagle, perfetto gentiluomo inglese, non si farà vedere fino a Capcom vs SNK 2 (2001). La giocabilità era qualcosa di assolutamente avanzato rispetto agli standard dell’epoca, specie per quanto riguarda l’introduzione di particolari mosse speciali e il supporto di una solida modalità multiplayer a due giocatori: Ryu e Ken, il primo di origine giapponese, il secondo uno yankee doc, si affrontano in combattimenti all’ultimo sangue. Entrambi i lottatori beneficiano di animazioni simili, se non uguali, il medesimo doppiaggio, ma soprattutto possiedono il medesimo set di mosse, caratteristica rimasta immutata nel corso della serie, tanto da ipotizzare una fraterna amicizia tra i due come visto nella serie animata Street Fighter II V e nella “taunt” iniziale degli scontri tra i due in Street Fighter III.
 
Con Street Fighter si ebbe anche una sostanziale innovazione nel mercato dei cabinati, data l’introduzione di un sistema di controllo basato su sei tasti, che da ora in avanti divenne uno standard per tutti i picchiaduro e non solo. A braccetto con una sublime calibratura del gameplay, il lato tecnico offriva innumerevoli gioie agli abituali frequentatori delle sale giochi dell’epoca. I modelli dei personaggi erano incredibilmente caratterizzati, complessi eppure animati in modo ottimo, giganteschi nelle fattezze, Street Fighter settava nuovi standard per l’industria della fine degli anni ’80.
 
   
 
  Un titolo di così gran successo non poteva non godere di adeguate conversioni per il mercato casalingo; la prima fu per PC Engine, straordinaria console nata sotto l’alleanza tra NEC e Hudson nel 1987. Allora questa console era l’unica a vantare una tecnologia a 16 bit e fu di conseguenza l’unica a poter ospitare un titolo così; oltretutto Fighting Street (Capcom inspiegabilmente chiamò così la primissima versione casalinga) fu uno dei primi portatori del supporto CD come rimpiazzo del sistema a cartuccia (nella gallery trovate alcuni screenshot: la conversione opera di Alfa System è apprezzabile, anche per via di importanti aggiunte, come le ending per ciascun personaggio). Inutile dire che non funzionò e oggi non è raro vedere copie di Fighting Street raggiungere prezzi elevati in aste online.
Soprassedendo sui mediocri porting per Home Computer, oggi questo primo e totalmente nostalgico capitolo va giocato più per un fattore storico, che per ragioni puramente ludiche ed è per questo che appaiono valide le raccolte che Capcom confeziona negli ultimi anni dei propri capolavori arcade: come la Capcom Classics Collection Remixed per PSP o la Capcom Classics Collection, Volume 2 per Playstation 2 e Xbox, piuttosto che dilapidare patrimoni per l’irrangiungibile versione PC Engine.
 
Con il suo fascino vintage e dannatamente retrò, Street Fighter resta il capitolo dimenticato di una serie che ha avuto un successo senza confini. Questa settimana ci siamo scaldati, ma dalle prossime si farà sul serio con una retrospettiva totale e completasui leggendari capitoli a venire...
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