Farewell My Portable Friend - Prima Puntata

Il commiato di VGN a PSPScritto da Guitar Hero, Black Duke, Daghelor, Plutarco, Gekil 26 febbraio 2012
Farewell My Portable Friend - Prima Puntata Speciale

Dopo quasi sette anni, l’esperienza di PlayStation Portable, prima console portatile creata da Sony, è finita (simbolicamente, almeno) qualche giorno fa. Se questa prima sortita sia stata un successo o un fallimento è tuttora dibattito apertissimo, per una console che è vissuta per (quasi) tutto il suo ciclo vitale nell’ombra del rivale, macellatore di vendite, Nintendo DS. PSP uscì da noi in Europa il primo Settembre 2005, rappresentando, senz’ombra di dubbio, l’apice tecnologico in campo di gaming portatile di quei tempi (e per certi versi, anche fino a ieri l’altro). Con una potenza non tanto lontana dalla celebre PlayStation 2, una multimedialità accentuata e la possibilità di collegarsi ad internet tramite Wi-Fi, era davvero un gioiello tecnologico, che lasciava a bocca aperta.Ma nel 2012, con il famoso “senno di poi”, è facile vederne i limiti, strutturali o meno. Il supporto al formato UMD, capiente ma dispendioso in termini energetici (nonché senza un vero mercato al di fuori di PSP stessa); l’assenza di una seconda levetta (e la posizione genera-campi del piccolo bottoncino analogico) che cozzava con l’idea di fare di PSP una PS2 portatile; e più in generale, la pigra idea di riportare su PlayStation Portable i grandi titoli console, senza ripensarli minimamente (per fortuna, non sempre). Ciononostante, la prima PlayStation portatile ha visto un supporto non indifferente, soprattutto per quanto riguarda il mercato orientale (in particolare negli ultimi anni), con una marea di titoli per una line-up ricca e abbastanza variegata, che ha di sicuro reso PSP una piattaforma interessante per qualsiasi giocatore. Dagli errori si impara ovviamente, e la neo-arrivata PlayStation Vita pare voler superare tutti i limiti di chi l’ha preceduta.In questo speciale di “commiato” dagli onorevoli servizi offerti dalla nostra cara PlayStation Portable, andremo ad analizzare, in varie puntate, i titoli più importanti della sua line-up. Non si tratta di una classifica, ma di una “carrellata”, un po' per rievocare qualche ricordo, e un po' anche per consigliare qualche bel gioco, dal momento che la maggior parte dei titoli di cui parleremo è presente sullo Store ed è quindi retrocompatibile con PS Vita (QUI trovate la nostra Wiki dedicata alla nuova nata in casa Sony).

SECONDA PUNTATA

TERZA PUNTATA

QUARTA PUNTATA

Per questa prima puntata abbiamo scelto sei brand piuttosto importanti, giusto per partire in quarta. Voltate pagina per scoprirli assieme a noi!

GOD OF WARGod of War: Chains of Olympus (2008)God of War: Il Fantasma di Sparta (2010)

La serie di God of War è nata nel lontano 2005 su PS2, risquotendo subito un successo tale da permettere a Sony Santa Monica di arrivare ad oggi al terzo episodio su PS3. La serie è orientata verso l'action non troppo complesso, e vanta un impianto di gameplay basato principalmente sui combattimenti contro grandi quantità di nemici, con qualche contaminazione dagli adventures che prevede un minimo di esplorazione e risoluzione di enigmi. Il sistema di combattimento è tutto sommato semplice e non profondo quanto quello di un Ninja Gaiden o Bayonetta, risultando però comunque divertente ed appassionante al punto giusto. Anche parlando della trama, la trilogia di Kratos si è rivelata abbastanza avvincente, con tanto di ben due approfondimenti narrativi sulla piccola PlayStation Portable. Proprio di questi episodi portatili vogliamo parlare: sviluppati da Ready at Dawn, i due God of War, rispettivamente Chains of Olympus e Ghost of Sparta (Il Fantasma di Sparta, dalle nostre parti) si sono rivelati dei prodotti davvero interessanti. Graficamente parlando, il lavoro svolto è stato impressionante, dimostrando che la piccola console era a tutti gli effetti una belva in grado di mostrare paesaggi mozzafiato, ricchi di dettagli e strutturalmente complessi, gestire un notevole sistema di illuminazione ed effetti speciali ed offrire molti nemici contemporaneamente su schermo con tanto di fluidità generale più che accettabile. Logicamente, nella seconda iterazione della serie su PSP, tutto ciò è stato ulteriormente perfezionato, offrendo una delle migliori grafiche mai viste sul portatile di Sony, tanto da avvicinarsi incredibilmente al primo God of War per PS2.

Da un punto di vista narrativo, Chains of Olympus è un prequel che chiarisce maggiormente le vicende di come Kratos sia divenuto a tutti gli effetti uno schiavo degli dei dell’Olimpo. Il gameplay richiama la serie originale, anche se c’è da dire che, parlando di quantitativo di cose da fare, la riduzione c’è stata e s’è vista. Longevità inferiore, minor varietà di nemici, puzzle quantitativamente ridotti, meno combo ed armi a disposizione ed in generale un gameplay più ripetitivo. Tutto ciò però non ha impedito a Chains of Olympus di esere comunque un buon gioco, molto divertente ed adatto alla console su cui girava. Come abbiamo già detto, Ghost of Sparta ha portato non solo un perfezionamento grafico dal suo predecessore, ma è stato migliorato ed ampliato anche sotto l’aspetto dei contenuti. La trama si colloca tra il primo ed il secondo episodio regolare della serie e narra le vicende di Kratos, ormai dio della guerra, intento a far luce su alcune sue visioni riguardanti il fratello e la madre morti. Inizia così l’ennesimo viaggio del nostro eroe alla ricerca della verità, più volte nascosta dai suoi colleghi dei. Il prodotto finale risulta essere un action game molto interessante, curato, divertente e che vanta una migliore qualità generale rispetto a Chains of Olympus, nonostante il difetto di una scarsa longevità permanga.I due episodi per PSP realizzati da Ready at Dawn sono due piccole perle che, nonostante non riescano a replicare al 100% la maestosità di God of War e God of War II, ci si avvicinano e regalano un’esperienza portatile davvero degna d’essere provata!TEKKENTekken Dark Resurrection (2006)Tekken 6 (2009)

La prima apparizione del Torneo del Pugno d'Acciaio su una console casalinga risale al lontano 1995 e sin da subito la serie si è imposta all'attenzione dei videogiocatori non solo per una realizzazione tecnica e stilistica estremamente curata, ma anche per l'utilizzo di un engine grafico totalmente tridimensionale, che prendeva le distanze dalla tradizione 2D che da sempre ha caratterizzato il genere.Il picchiaduro Namco inoltre è stato il primo ad introdurre un sistema di combattimento innovativo: evitando eccessivi tecnicismi e introducendo delle concatenazioni di combo facili da realizzare, ha reso l’intera esperienza di gioco quanto più veloce, intuitiva e dinamica possibile per ogni tipologia di giocatore.Grazie a queste caratteristiche, peraltro ampiamente condivise con l’altro picchiaduro Namco (SoulCalibur), in breve tempo Tekken riuscì a radunare attorno a sé una nutrita schiera di fan che lo elessero rivale designato dell’altro enorme successo di quegli anni: Street Fighter. In realtà il destino ci riserva sempre alcune sorprese; come abbiamo già avuto modo di documentare le due serie sono più affiatate di quanto ci si potesse immaginare.

Il Re del Pugno d’Acciaio è stato incoronato per ben due volte nel corso della vita del piccolo handheld; infatti, in concomitanza con la rinascita dell’intero genere, PSP ha ospitato il quinto e il sesto episodio della serie.La prima apparizione (Tekken Dark Resurrection) risale al 2006 ed è di gran lunga superiore al suo successore, tanto da essere considerata ancora oggi uno dei migliori giochi che siano mai usciti per la piccola di casa Sony e vero must have, grazie ad una grafica superlativa e alla grande fluidità dell’azione di gioco. Versione potenziata diTekken 5, introduce addirittura due personaggi nuovi di zecca (Sergei Dragunov e Lili) e una miriade di modalità, non strettamente legate ai combattimenti (come Tekken Bowl) che portano una buona dose di varietà e longevità all’intera esperienza.Questo grande capolavoro portatile è stato seguìto da un sesto episodio, rilasciato nel corso del 2009 e considerato un gradino inferiore rispetto l’illustre predecessore. Infatti, a parte la possibilità di personalizzare in modo più ampio il proprio combattente e l’introduzione di ben 8 nuovi lottatori (che lo rendono il capitolo più affollato dell’intera serie, con 40 personaggi giocabili), non è stata portata nessun’altra novità di rilievo. Tekken 6 è stato ampiamente criticato a causa dell’introduzione di combo inarrestabili (e poco reali) che generano molto presto un senso di frustrazione nel giocatore.Se avete la possibilità, dunque, cercate di recuperare Dark Resurrection, nell’attesa dell'atteso crossover e del settimo capitolo della serie principale, a quanto si vocifera già in lavorazione, dopo la recente uscita su Nintendo 3DS di un “potenziamento” del sesto episodio intitolato Prime Edition.GRAND THEFT AUTOGrand Theft Auto: Liberty City Stories (2005)Grand Theft Auto: Vice City Stories (2006)Grand Theft Auto: Chinatown Wars (2009)Se c’è una serie che ha segnato l’industria videoludica negli ultimi dieci anni, quella è senza ombra di dubbio Grand Theft Auto. Nato inizialmente su PC, e poi “trasportato” sulla prima PlayStation, il primo capitolo sfruttava una visuale a volo d’uccello (dall’alto, perpendicolare alla strada e con il protagonista sempre al centro dello schermo) senza prestare molta attenzione alla prospettiva e focalizzando tutta l’attenzione sull’azione di gioco, che, come da canone di quella che poi sarebbe diventata una serie, faceva della violenza la propria ragione d’essere. Soltanto il passaggio su PlayStation 2 - dopo un secondo capitolo praticamente identico, se non fosse stato per qualche leggera modifica - sancì però il passaggio dalle due alle tre dimensioni, con GTA III, l’inizio di un successo che culminò, dopo GTA: Vice City, con GTA: San Andreas, prodotto di assoluto spessore in fatto di quantità di risorse, alle quali il gameplay poteva felicemente attingere a piene mani. Era improbabile, dopo i successi ottenuti sulle console casalinghe, che Rockstar non facesse un pensierino all’effettiva possibilità di portare il proprio cavallo di battaglia anche sulla piccola console di casa Sony. Certo, dopo aver assaporato le infinite scorribande negli estesi territori in quel di San Andreas, con tutte le possibilità offerte dal titolo in questione, passare ad un hardware meno potente (non eccessivamente, ma c’è anche da contare che PS2 era all’apice della sua carriera, ndr) poteva sembrare un azzardo: invece Rockstar si è riconfermata leader indiscussa del genere free-roaming, sfornando non uno, ma ben due titoli (più un porting da NDS) degni di fregiarsi del nome della serie. Il primo dei due prodotti in questione è GTA Liberty City Stories, che ritrasporta il giocatore nei meandri di quella Liberty City già esplorata in GTA III e che verrà di nuovo riproposta ai giocatori in salsa Newyorkese nel quarto (e per ora unico disponibile su PS3) capitolo ufficiale della serie: protagonista delle vicissitudini è Tony Cipriani, mafioso italo-americano ritornato nella sua città dopo un paio d’anni a fuggire alla giustizia, in seguito ad una diatriba pistole alla mano dove ovviamente, c’è scappato il morto: l’atmosfera della serie si ripresenta in tutto il suo splendore, con sparatorie e guerre tra gang che non lasciano spazio alla tranquillità. Non si discosta da Liberty City Stories il secondo capitolo disponibile su PSP, GTA: Vice City Stories, con un Vic Vance che innegabilmente, per atteggiamenti e caratteristiche fisiche, riporta alla mente il mai dimenticato CJ di San Andreas. In questo caso, però, il titolo può contare su una trama molto più intricata del predecessore, con una sequela di cameo di personaggi apparsi nei predecessori che donano a Vice City Stories uno spessore maggiore di quanto non sia avvenuto nei precedenti capitoli della serie. Ultimo capitolo disponibile su PSP è GTA Chinatown Wars (porting del gioco uscito su Nintendo DS): più che un capitolo ufficiale, questo va considerato uno spin-off, sia per la realizzazione dell’intero titolo, che sfrutta una visuale isometrica rispetto alla canonica in terza persona degli altri due, sia per la caratterizzazione grafica simil-fumettosa; in questo caso, al centro della trama vi saranno le immancabili faide della yakuza, con la possibilità, tra un omicidio e l’altro, di commerciare droghe e simili grazie ai vari spacciatori sparsi lungo tutta la mappa. Tre capitoli che incarnano alla perfezione lo spirito classico della serie Rockstar, e che delineano fin troppo chiaramente una rotta verso la perdizione anche in salsa tascabile.METAL GEAR SOLIDMetal Gear Solid: Portable Ops (2007)Metal Gear Solid: Portable Ops Plus (2008)Metal Gear Solid: Peace Walker (2010)Metal Gear Ac!d (2005)Metal Gear Ac!d 2 (2006)

La saga di Metal Gear Solid era assolutamente una delle più attese al passaggio su console portatile. Forte del successo del terzo episodio della serie, Kojima puntò con tutta forza su PSP per un seguito quasi diretto di Snake Eater, rinominato Portable Ops. Siamo quindi ancora nell’epoca della Guerra Fredda (6 anni dopo gli eventi del precedente episodio per console fissa), ed il protagonista è ancora Naked Snake, ormai diventato Big Boss, abbandonato e rinnegato dalla sua unità FOX. Assieme ad un giovane Roy Campbell, i due cercano di fuggire da una prigione in Sud America, tentando nel frattempo di fondare il proprio “esercito”. Difatti, Kojima ben pensò di introdurre una componente gestionale nel suo titolo, così da rendere il tutto molto più adatto al gioco portatile: in pratica, durante le missioni, si potevano reclutare soldati (ognuno con le sue caratteristiche), ai quali affidare successivamente diverse missioni, anche online. Portable Ops riprendeva quindi tutte le trovate di MGS 3, sistema di combattimento corpo a corpo compreso, ma soffriva fin troppo di qualche problema di telecamera, a causa dell’assenza di un secondo analogico. Da questa esigenza nacque poi Peace Walker, tuttora considerato uno dei migliori giochi mai usciti su PlayStation Portable. Ambientato dopo Portable Ops, questo nuovo Metal Gear Solid - da Kojima quasi considerato un ipotetico “quinto” episodio della saga ordinaria - presentava un sistema di controllo rinnovato, fondato sui tasti frontali per il movimento della telecamera. In questo modo, con un saggio utilizzo delle risorse di PSP, Kojima è riuscito a creare un Metal Gear Solid di primo livello, offrendo anche tantissima rigiocabilità, oltre ad una forte componente online e cooperativa (fino a 4 giocatori). Ma non di soli Metal Gear Solid si vive su PSP, ed i fan della saga hanno potuto gustare anche due particolari spin-off alquanto interessanti. Stiamo parlando di Metal Gear Ac!d e rispettivo seguito, usciti il primo al lancio della console, il secondo ad un anno di distanza. Cosa avevano di così peculiare? Beh, sono a tutti gli effetti dei giochi di carte. In sostanza, il gameplay tipico della serie veniva gestito in modo più strategico a seconda dell’utilizzo di determinate carte/abilità. Le meccaniche erano interessanti, ma non abbastanza da soddisfare i fan di lunga data, che hanno dovuto aspettare ancora un anno per vedere un vero Metal Gear Solid. Kojima si è dimostrato ancora una volta molto saggio nel capire i limiti e i punti di forza dell’hardware, realizzando sempre titoli di ottima fattura e pensati per il gaming portatile, ma non per questo lontani dai valori di rifinitura degli episodi canonici della storica saga.

JAK AND DAXTERDaxter (2006)Jak and Daxter: Una Sfida Senza Confini (2009)Forse in questi ultimi anni ve lo siete un po' dimenticato (tranquilli, la Trilogy vi rinfrescherà la memoria), ma Jak and Daxter era una serie davvero importantissima ai tempi di PlayStation 2, grazie ad una trilogia davvero ottima. D'altronde, era opera di Naughty Dog, che, come suo solito, ha approfittato del cambio generazionale per darsi a qualcosa di nuovo. Il brand è sopravvissuto su PSP, dando peraltro a questa console il suo primo blockbuster: Daxter ha abbondantemente superato i due milioni di copie vendute.Sviluppato da Ready At Dawn (di cui abbiamo parlato due pagine addietro), il gioco era un gioiellino tecnologico, grazie all'engine che poi ha dato vita anche ai due God of War tascabili, e offriva un ottimo gameplay classico da platform tridimensionale, arricchito da simpatici minigiochi che facevano il verso ad alcuni famosissimi film, come Matrix.Le vicende narrate andavano a collocarsi poco prima di Jak II (quindi, senza spoilerare troppo, ricordiamo che Jak non c'è!) ma non svelavano alcun retroscena fondamentale per la trilogia: un'ottima formula per non scoraggiare i nuovi adepti ma, allo stesso tempo, non deludere i fan. Bello, bello, bello.

Jak and Daxter: Una Sfida Senza Confini, invece, non può dirsi altrettanto riuscito, purtroppo, pur non risultando assolutamente un gioco mediocre. Diciamo che è "solo" discreto. Uscito su PSP e PS2 (ma la versione principale è quella portatile), non è stato sviluppato da Ready At Dawn e si vede: dietro il progetto si cela High Impact Games, già responsabile dei due Ratchet & Clank per l'handheld di Sony, di cui parleremo in una delle prossime puntate. Da un punto di vista tecnico il mezzo miracolo di Daxter non è stato ripetutoIl titolo recupera alcuni aspetti familiari per i fan di vecchia data grazie al ritorno di Jak e aggiunge qualcosa di nuovo, come le battaglie aeree e le fasi con Dark Daxter, fra le meno riuscite della serie in assoluto. In compenso, le limitazioni pesano: scordatevi le ampie aree free roaming di Jak II eJak 3, e scordatevi pure i numerosi veicoli, che soprattutto nel terzo episodio rivestivano un ruolo di primaria importanza: il loro posto è preso dai velivoli, liberamente customizzabili e utilizzabili in schermaglie aeree.In definitiva, possiamo dire che Una Sfida Senza Confini (il titolo originale è The Lost Frontier) è indubbiamente un buon gioco, ma non ha saputo innovare nel modo giusto. L'ultima nota di demerito è costituita dalla regia virtuale, peggiore di quella di Daxter: come sapete, la mancanza del secondo analogico rende il difetto abbastanza fastidioso.FINAL FANTASYFinal Fantasy Tactics: The War Of The Lions (2007)Final Fantasy (2008)Final Fantasy II (2008)Final Fantasy IV: The Complete Collection (2011)Crisis Core - Final Fantasy VII (2008)Final Fantasy Type-0 (?)Dissidia Final Fantasy (2009)Dissidia 012 Final Fantasy (2011)Dopo un iniziale indifferenza verso PSP, Square Enix ha optato per un supporto massiccio, come potete vedere dalla pingue lista approntata poco sopra. Lista che sembra caotica, ma che cela una sua logica: i primi quattro nomi, infatti, sono porting/remake di titoli già usciti per altre piattaforme, i due seguenti sono giochi inediti e gli ultimi due sono una serie spin-off a sè stante.Della prima categoria, tutto sommato, poco ci importa: sono titoli che Square Enix ci propina ciclicamente - anche più volte - ad ogni generazione; spicca solo l'enhanced porting di Final Fantasy Tactics, dal momento che è stato la prima versione PAL del capolavoro che porta la firma di Matsuno. Si tratta di uno dei più importanti esponenti del genere tattico custom, del degno successore di quel Tactics Ogre che noi Europei abbiamo scoperto solo l'anno scorso (e di cui vi parleremo di nuovo in una delle prossime puntate). Da non perdere assolutamente; se volete giocarci in Italiano, potete applicare la famosa patch ad opera dei SadNes (che noi abbiamo intervistato molto tempo fa).Crisis Core - Final Fantasy VII è il primo episodio inedito della serie su PSP. Come suggerisce il titolo, si inserisce nella saga che Square Enix ha imbastito attorno al primo leggendarioFinal Fantasy VII: nessuna di queste opere "postume" raggiunge la qualità dell'unica vera avventura di Cloud.Crisis Core, però, ci mette nei panni di Zack Fair, sette anni prima degli eventi narrati in Final Fantasy VII; la formula scelta questa volta è quella dell'Action-JRPG, nel cui battle system vengono inclusi elementi aleatori: il "Digital Mind Wave" è una sorta di slot machine in grado di conferire diversi bonus. Il sistema può lasciare qualche perplessità, ma non ha impedito a Crisis Core di ottenere ottimi riscontri dalla stampa specializzata, che ha forse un po' sopravvalutato il titolo.Final Fantasy Type-0, invece, sembra avere qualche motivo di interesse in più, ma attualmente non si sa bene se e come arriverà in Europa: sono circolate molte voci, ma non esistono conferme ufficiali. C'è chi ha ipotizzato un porting potenziato su PS Vita, chi un remaster in alta definizione per home console, e infine chi, invece, rimane abbastanza scettico riguardo ad una localizzazione. IGN mesi fa aveva confermato una versione occidentale, per quello che vale.Concludiamo questa puntata spendendo due parole anche sulla sotto-serie Dissidia, che realizza i sogni bagnati dei fan più fedeli del brand, raccogliendo in un gioco alcuni dei personaggi più significativi dei vari episodi numerati. Puro fanservice, insomma, che cerca goffamente di giustificarsi con trame insulse. Dissidia e Dissidia Duodecim, pur rimanendo fedeli a numeri e numeretti assortiti che fanno la gioia dei giocatori di ruolo, si basano sugli scontri uno contro uno che caratterizzano la maggior parte dei picchiaduro, genere a cui Dissidia strizza l'occhio: i movimenti sono ovviamente gestiti in tempo reale e avvengono in scenari rigorosamente tridimensionali, un po' come se si trattasse di un Kingdom Hearts. Se avete sempre sognato scontri impossibili tra Gidan e Squall o Cloud e Cecil, questo è il gioco che fa per voi. Altrimenti, probabilmente no.

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