Xbox One è morta. Xbox vive.

Una breve analisi delle ultime ore (e dei prossimi, ipotetici, anni) di XboxScritto da Edoardo "Black Duke" RascitiMail@ BlackDukeITAil 01 marzo 2016
Xbox One è morta. Xbox vive. Speciale

Da quando il buon Phil Spencer ha preso le redini di Xbox da un imbarazzato (e imbarazzante) Don Mattrick, il panorama di Xbox One, erede in crisi d’identità di una console di certificato successo globale, è cambiato. La spinta del buon Phil per riportare l’attenzione sui giochi e sui giocatori prima di tutto aveva dato da subito i suoi buoni frutti: la rimozione del Kinect da ogni dove; la costante attenzione agli aggiornamenti del sistema operativo di X1; l’arrivo della retrocompatibilità con i titoli 360; il tentativo di riallacciare i rapporti con la comunità indie (direttamente sul territorio); il focus su nuove esclusive e su una line-up piuttosto aggressiva.

Dopo averla salvata, Phil Spencer è ora pronto ad uccidere – metaforicamente parlando - Xbox One. E forse l’ha appena fatto.

Le notizie delle ultime settimane e delle ultime ore parlano chiaro. Quantum Break, il primo titolo effettivamente annunciato per Xbox One in quel disastro di conferenza del 2013, pluri rimandato e tanto atteso dagli utenti della X verde uscirà in contemporanea su PC, e l’annuncio è arrivato a pochi giorni dalla chiusura dei lavori da parte di Remedy, segno che l’intenzione c’era da tempo. Ora, anche Forza Motorsport 6 arriva su PC in qualche forma (quella F2P), e i prossimi titoli Turn 10 usciranno anche su PC oltre che su X1. Il tanto criticato – in sede d’annuncio - ma altrettanto apprezzato dalla critica Rise of the Tomb Raider è approdato su PC a distanza di poco dalla release su Xbox. Il prossimo titolo Rare, finalmente liberata dall’obbligo di creare titoli patacca per Kinect, arriverà per entrambe le piattaforme. ReCore e Halo Wars 2 idem. Killer Instinct sta seguendo un processo di aggiornamento parallelo su PC e Xbox One. Gears of War: Ultimate Edition sbarca oggi anche su PC. Crackdown, Scalebound? Saranno i prossimi, per me.

Non c’è trucco, non c’è l’inganno? Quasi. Il tutto passa, ovviamente, per Windows 10 e l’app Xbox.

Microsoft ha infatti il proprio Store e il proprio sistema di controllo su PC, che rientra sempre nell’etichetta di “Xbox”. Da questo punto di vista, l’azienda di Redmond si posiziona allo stesso modo di Valve o di EA, che tramite Steam e Origin pubblicano e distribuiscono i propri prodotti su PC in un sistema “chiuso”. E’ l’evoluzione che vuole Spencer: Xbox come servizio, in grado di espandersi oltre i limiti di una console predeterminata. E’ forse quello che punta a fare anche Nintendo con il suo NX (lo scopriremo, si spera, presto). Ed è anche, in un certo senso, quel che ha provato (o sta provando, non è ben chiaro almeno per noi europei) a fare Sony con PlayStation Now (anche se, per ovvi motivi, Sony è quella con meno fretta di cambiare lo status quo).

Xbox One, inevitabilmente, perde di valore in questo contesto: altro non è che uno dei dispositivi su cui sono disponibili i giochi pubblicati o sviluppati dall’azienda americana (e non solo). Non è l’unico modo per accedere a tali titoli, che da sempre è stata una delle caratteristiche fondamentali del modello commerciale delle console. Non è un caso, infatti, che Microsoft non divulghi più alcun dato di vendita della sua console, preferendo parlare di account attivati o cose simili. Non che X1 venda male, anche se di certo non raggiunge le cifre della diretta concorrente PS4. Le dichiarazioni di Phil Spencer in merito ad una forma diversa di evoluzione tecnologica in ambito Xbox, fatta di upgrade continui piuttosto che di secchi balzi in avanti, è ulteriormente indicativa della volontà di abbandonare la visione tradizionale della console, spostandosi più verso l’ambito PC.

E’ difficile, ora, dire se ci sarà una prossima Xbox, o se sarà qualcosa di diverso da un semplice PC brandizzato, un po’ come successo con le Steam Machine (ndr: sono già sul mercato, anche se nessuno se ne è accorto!). Il ruolo di publisher, un po’ come i vari EA, Activision ecc., si addice a Microsoft: Dead Rising 3, Ryse, Tomb Raider, Sunset Overdrive sono tutti titoli pubblicati da Microsoft, ma dei quali gli sviluppatori (totalmente slegati) detengono i diritti. Titoli che, di fatto, sono in gran parte disponibili su di una piattaforma competitor di Xbox, ovvero Steam. I Microsoft Studios, pur non raggiungendo i livelli propri di Nintendo e Sony, possiedono al loro interno un buon numero di talentuosi studios e di proficue proprietà intellettuali, in gran parte già citati in apertura d’articolo.

Insomma, il futuro di Microsoft in ambito gaming qual è? Smettere di costruire hardware dedicato e diventare unicamente publisher, sotto il brand di Xbox? D’altronde, è già successo a SEGA, storica azienda che ha fatto la storia del Videogioco e che ha poi chiuso la sua divisione hardware, arrivando successivamente a pubblicare titoli anche per la rivale di sempre, la grande N.

Sarebbe strano un mondo con un gioco pubblicato da Microsoft su PlayStation, vero?​

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