[Gamescom 2016] Devolver Digital

I giochi provati da Devolver!Scritto da Luca "lou" Marinelli BrambillaMailil 01 settembre 2016
[Gamescom 2016] Devolver Digital Speciale

Lo stand Devolver Digital alla Gamescom era allestito in modo veramente carino. Da una parte varie postazioni per provare Shadow Warrior 2, mentre alla sinistra dell’ingresso era presente un salottino, con divani e tappeto, e un TV UHD da tipo 52” con sopra un mezzobusto dorato di Lenin, sul quale girava Mother Russia Bleeds. Ho quindi potuto provare entrambi i titoli del noto publisher, e sono rimasto meno colpito di quanto non mi aspettassi dal secondo capitolo di Shadow Warrior, quando le mie aspettative erano piuttosto alte, mentre Mother Russia Bleeds l’ho trovato più interessante di quanto non credessi. Quindi, iniziamo da Shadow Warriors.


Shadow Warrior 2 – Keep it Simple

Shadow Warrior 2 è ovviamente il seguito del reboot del classico degli anni ’90, uscito qualche anno fa e che abbiamo decisamente apprezzato. Molte cose sono cambiate dal primo episodio che, nella sua semplicità vecchia scuola, aveva stregato i cuori di molti: demoni, katana e spari ignoranti. Punto, fine. Con questo sequel però i ragazzi di Flying Wild Hog pare abbiano voluto strafare, introducendo diverse meccaniche che in parte funzionano e in parte no. La prima di queste che viene in mente sono i livelli semi procedurali, con lo spawn degli oggetti da raccogliere casuale. Se è vero che una caratteristica di questo tipo aumenta la rigiocabilità, è anche vero che il level design perde in qualità, tanto che una delle due mappe che ho trovato era davvero un labirinto inutilmente difficile da comprendere. L’altra caratteristica nuova sono le armi elementali, divise in altrettante categorie. Il fatto che siano elementali spiega da sé la sua finalità: èla possibilità cambiare arma a seconda dell’avversario che si ha di fronte, così da infliggere più danni, che vedremo apparire a schermo come in un classico rpg. Inoltre le armi possono essere modificate in diversi modi diversi, come abbiamo visto nel precedente capitolo.

Le bocche di fuoco appartengono ai tre mondi in cui il gioco è ambientato; un’altra introduzione di questo nuovo capitolo è infatti la presenza di più epoche storiche, una antica, una contemporanea e una nel futuro. Ad ogni epoca corrisponderanno nemici ad essa appartenenti, così come le armi che sarà possibile raccogliere si adatteranno al contesto. Il giocatore può però portare con se, ad esempio, soltanto un mitra, e bisognerà quindi decidere da quale periodo storico pescarlo. Il sistema è certamente interessante, e le armi hanno comportamenti diversi, però il tutto è davvero troppo complesso per uno sparatutto di questo genere. Oltre alle novità troviamo i classici dash, performabili anche a mezz’aria, l’assenza dei danni da caduta, e una velocità generale di gioco decisamente sopra la media. Mi sono accorto di questo quando, perduto nel labirinto, uno degli sviluppatori ha preso in mano il pad per “cacciarmi” dalla postazioni. Era una freccia che schizzava per lo schermo, e io mi sono sentito un po’ imbranato.

Molte cose sono quindi cambiate dal primo episodio, e non sono troppo sicuro che la direzione intrapresa sia quella corretta. Dopo aver riportato in auge lo sparatutto old style, mi sento però di dare fiducia al team di sviluppo e, nonostante Shadow Warrior 2 non mi abbia convinto a pieno in questa prova, aspetto comunque con fiducia l’uscita.


Mother Russia Bleeds - Schiaffi, falci e siringhe

Cambiamo genere, e passiamo al picchiaduro a scorrimento vecchia maniera, quello dove lo schiaffo, lo schiaffo forte e il salto, da soli giustificano l’esperienza. Mother Russia Bleeds è esattamente così, si va avanti e si mena. L’unica concessione è la possibilità di utilizzare siringhe, contenenti una droga, per recuperare punti vita. Le “ricariche” si possono ottenere dai cadaveri di chi ha consumato la suddetta droga. Per il resto siamo praticamente di fronte a un titolo di 20 anni fa, e questo non è necessariamente un difetto.

Dove il gioco colpisce è nell’atmosfera e nell’aspetto tecnico: Mother Russia Bleeds vanta una splendida pixel art che sparata in alta definizione su un pannello di qualità è certamente una gioia per gli occhi; a livello stilistico troviamo quello stile disturbante già sdoganato da Hotline Miami, con una Russia decadente devastata dall’uso della droga, esperimenti riprovevoli su esseri umani e animali, pile di cadaveri e polizia incazzata nera, il tutto d’estremo impatto grazie appunto alla rifinita art direction di cui vi ho appena parlato. La colonna sonora vanta tracce elettroniche di gran qualità, per quello che ho potuto sentire, e il disagio scorre potente.

Alcuni dei miei colleghi hanno trovato divertente l’atmosfera, probabilmente come fosse una sorta di black humour. Io al contrario l’ho trovata solo terribilmente decadente, ma non c’è niente di più personale dei gusti, soprattutto nell’umorismo. Anche in questo caso, aspettiamo la release con interesse, anche in virtù della coop locale che nel picchiaduro a scorrimento è importantissima, oltre ad essere al centro di molte amicizie finite.

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