Non scopriamo di certo ora, dopo la recensione per la versione di punta, che il mondo di gioco di Battlefield 3 è stato sviluppato a partire dalla versione per personal computer. Eppure nelle ultime settimane prima del lancio, i tanti amanti degli FPS (molti dei quali fin troppo ossessionati e preoccupati per una eventuale “caduta” dell'amato Call of Duty Script) hanno sollevato polveroni e scatenato pareri durissimi su bug e problemi riscontrati durante il rilascio della versione beta. Tutto questo, a conti fatti, ha certamente fatto bene al lavoro di DICE, già a oltre 5 milioni di copie vendute grazie anche ad un'offerta videoludica di assoluto spessore, ulteriormente migliorata dopo la fase di open beta che ha fatto registrare numeri impressionanti.
Sebbene in singolo non abbia rivoluzionato alcunché, se non il fare uso di un sistema di illuminazione dinamico mai visto prima d'ora su console, la strada seguita dagli sviluppatori svedesi è stata in un certo senso “copiata” da quella che la serie Call of Duty ci ha fatto vedere negli ultimi anni: script a palate, molti ben riusciti e che creano un'atmosfera ed un pathos incredibile, altrettanti di discutibile utilità. Se a questo aggiungiamo la presenza di semplici quanto inutili Quick Time Event in sporadici tratti della campagna in singolo, i fan di lunga data di Battlefield, prima di tutti gli altri, trarranno le loro conclusioni più o meno condivisibili: la lotta silenziosa tra EA e Activision, anche se non lo si direbbe viste le reazioni durante le manifestazioni dell'E3 e del GamesCom, ha influenzato sicuramente il modo di realizzare il prodotto, visto che per la prima volta assistiamo ad un single player dallo stampo tipicamente “codiano”.
Il predominio degli FPS di Activision nel mercato non lo abbiamo scoperto con Call of Duty: Black Ops, che ha superato in vendite anche l'ottimo Call of Duty: Modern Warfare 2 (e questo meriterebbe un discorso a parte su quanto i milioni di vendite siano sinonimo di qualità del prodotto...), ma EA dopo il mezzo tonfo avuto con Medal of Honor, indicato da tutti come il “predestinato” a prendersi una rivincita su Call of Duty (che poi non c'è stata), aveva bisogno di un gioco del genere, che rispettasse determinati criteri e che si avvicinasse quanto più possibile alle (poche) ore di single player che da anni quelli di Activision “regalano” ai loro fan. Il risultato è di quelli incoraggianti, sebbene la trama non sia cosi forte ed interessante. Va comunque riconosciuta a DICE l'abilità di essere riuscita a confezionare un prodotto con un buon numero di momenti esaltanti, accompagnando il tutto con una grafica ed un comparto sonoro degni di nota e che si avvicinano alla perfezione anche su console (tralasciando il doppiaggio in italiano, buono per carità, ma non così tanto). Tutto ciò è ottenibile grazie alla texture pack, opzionale per Xbox 360 e auto-installante su PlayStation 3, che elevano a dismisura i poligoni e la risoluzione di molti degli elementi, di contorno e non, restituendo grafiche in prima persona ottime e una cura dei dettagli principali maniacale; al contrario di molti altri aspetti quasi secondari, che non mostrano il loro meglio, almeno non come riesce a fare la versione PC.
Mettendo a confronto le due versioni per console, pare evidente come nella versione Xbox 360 manchi del tutto “l'effetto trauma” osservabile su PlayStation 3 durante alcune fasi di gioco (vedi immagine sotto); una situazione che, tuttavia, si ribalta nei tempi di caricamento (maggiori di un paio di secondi sulla console Sony), nonostante il sistema di illuminazione appaia un poco più solido e convincente nella versione Xbox 360. Insomma, di vincitori e di vinti non ce ne sono a conti fatti, anche perché le differenze sono davvero microscopiche, ma la possibilità di poter godere di un ottimo sparatutto, anche senza avere un computer performante con cui giocarlo, è certezza. Piuttosto, è chiaramente discutibile ed attaccabile la scelta di non includere più Battlefield 1943 nella copia PS3 del gioco, dopo l'annuncio in pompa magna avvenuto durante l'E3 2011. Sia EA che DICE non hanno aggiunto altro, evidenziando una grande caduta di stile, in particolar modo nei confronti di tutti coloro che avevano già pre-ordinato il gioco, dando, magari per la prima volta, una chance alla serie.

Come mostrato nella demo del GamesCom, Battlefield 3 include, fin da subito, la modalità cooperativa, che in Battlefield: Bad Company 2 arrivò dopo qualche mese (e a pagamento) sotto il nome di Onslaught Mode, o modalità Carneficina. Le differenze tra le due paiono sostanziali, almeno sotto alcuni aspetti: innanzitutto si è passati dalle 4 mappe presenti in BC2 alle 6 missioni coop di BF3, poi pare proprio diversa la struttura e lo svolgimento degli eventi. Sebbene, alla fin fine, si tratti comunque di accoppare tutti i nemici e raggiungere determinati obiettivi e postazioni, la modalità cooperativa del nuovo arrivato porta approcci e situazioni di gioco assolutamente più varie. Cosa che non avveniva nella modalità Carneficina, dove era, sì, importante cooperare sempre, ma veniva a galla con molta facilità la mancanza di qualcosa che spronasse i giocatori a dare il meglio di sé. Sempre.
Cosa che in Battlefield 3 avviene, grazie a missioni su mezzi, approcci stealth e tante altre situazioni che donano quella varietà ed il giusto richiamo a chi vuole “respirare” dalla modalità multigiocatore. Il peccato principale è quello di poterla affrontare soltanto in due, e difficilmente il numero dei partecipanti verrà esteso a quattro, come per la modalità coop di Bad Company 2.
Continua a leggere >>
pagina 1 | pagina 2