Come le console Next Gen guardano al passato

Prendi ciò che di buono hai fatto ed adattalo per nuovi scopiScritto da Edriano "edri" Cordara@ EdrianoCordarail 27 marzo 2014
Come le console Next Gen guardano al passato Speciale

Il cambio generazionale nel mondo dei videogiochi è stato sempre un evento molto importante sia per le aziende che per i consumatori. L’ormai scorsa compagine di console casalinghe ha visto un successo come mai nella storia di questo intrattenimento, grazie sia al nuovo modo di interagire introdotto da Nintendo con Wii sia allo sbarco prepotente nel mondo dell’alta definizione con PS3 e Xbox 360. Nell’ambiente le voci corrono ben prima che sul web e possiamo tranquillamente affermare che gli addetti ai lavori sapevano i piani delle tre big almeno 6 mesi prima rispetto a noi comuni mortali, anche perché il cambio generazionale porta con sé delle problematiche da affrontare. Infatti, la cifra che viene chiesta a noi consumatori per passare dalle vecchie alle nuove console è “piccina” rispetto all’ammontare di denaro che le aziende devono investire affinché possano avere le giuste tecnologie per produrre opere ludiche. Alcune di esse riescono ad avere il tempo necessario per un tranquillo passaggio tecnologico, altre invece si ritrovano completamente impreparate alla nuova era con conseguenze che possono essere letali… Ma ci sono anche realtà che colgono l’occasione come una sfida e che tastano il nuovo terreno pur avendo relativamente poco tempo a disposizione. E’ questo il caso delle software house che sono state impegnate in sviluppi di giochi usciti nel corso dei 12 mesi precedenti il lancio delle nuove console e che decidono di accettare la sfida della “next-gen” proponendo al pubblico dei propri progetti ad hoc fin da subito; e quale miglior modo se non attraverso i porting?


Chi lascia la vecchia strada per la nuova…

I porting sono ormai all’ordine del giorno: da console portatile a console casalinga, da PC a console, da console a smartphone, ecc… Ormai si può dire che ne abbiamo visti di tutti i tipi nel corso degli ultimi mesi. Tra tutte le opzioni che si possono prendere in esame, i porting da una tecnologia “vecchia” ad una appena arrivata sono quelli più rischiosi per svariati motivi. Il più lampante, ad occhi esperti, è il fatto che oltre ad investire risorse per il rinnovamento interno, l’azienda decide di investirne ulteriori per uno sviluppo non preventivato in precedenza, a volte addirittura con poco tempo a disposizione per gli sviluppatori stessi. E se il porting invece che essere un mezzo per soldi facili si rivelasse un clamoroso flop, che ne sarebbe dell’azienda? Se si tratta di realtà minori potrebbe anche essere una conseguenza fatale, ma la maggior parte delle volte ciò comporta solamente un rallentamento nei piani aziendali. Parlando invece di rischi meno tangibili possiamo tirare in ballo la perdita di reputazione della casa stessa, lo scontento dei fan per qualche errore di valutazione nel passaggio, la sfiducia degli investitori su una mossa azzardata, e tutta una serie di altri fattori d’incidenza minore. Si può quindi dire che le aziende che accettano le sfide dei day one sono piuttosto audaci rispetto ad altre che attendono i primi 6 mesi di vita delle nuove piattaforme, ancor più se rientrano nel raggruppamento che stiamo prendendo in esame. L’avvento di Wii U è un bell’esempio di rischio connesso al passaggio ad una nuova generazione. C’è da precisare che è stata una situazione piuttosto anomala per le ultime ere videoludiche, ma la storia ci dice che dopo le prime settimane dal lancio si è vista una moria di uscite su tale console, con Nintendo stessa che ha chiesto scusa per il periodo di carestia, lasciando intendere che ben poche aziende hanno accettato la scommessa inizialmente. Ciò invece pare non stia avvenendo con Xbox One e PlayStation 4, che invece stanno pian piano accogliendo sia titoli retail che titoli digital download (e grande spazio stanno trovando i prodotti “indie), compresi i porting old-to-next gen!


Sa quel che lascia ma non sa quel che trova.

La nuova tecnologia con cui gli sviluppatori si ritrovano ad avere a che fare può essere affabile quanto ostica. Tutti si ricordano le difficoltà che inizialmente gli sviluppatori incontrarono nello sviluppo su PlayStation 3, dove non era così semplice interfacciarsi con gli SPE del processore CELL, a differenza della CPU piuttosto standard di Xbox 360. Esempio fra tutti fu Bayonetta, che vide la versione PS3 afflitta da pesanti cali di frame rate mentre quella Xbox 360 ne era esente. Ci può volere tempo prima di prendere dimestichezza con le nuove tecnologie e ciò, nel caso dei porting, può rivelarsi uno scoglio non semplice da evitare. Wii U, su specifica scelta di Nintendo, non ha stravolto la propria architettura interna riconfermando in pieno un’accoppiata CPU + GPU sviluppata da AMD come sulla precedente console. Per gli sviluppatori è stato piuttosto indolore il passaggio da Wii a Wii U, visto anche la poca diversità di potenza computazionale rispetto alle console PS3 e Xbox 360. Si parla infatti di una capacità circa 3 volte superiore a quella della scorsa console Microsoft, nulla a che vedere con ciò che One e PS4 sono capaci di fare. Possiamo quindi concludere le considerazioni su Wii U dicendo che il suo arrivo ha praticamente messo in difficoltà solo Nintendo stessa, proprio perché non era abituata a sviluppi di titoli in alta definizione, mentre la mancanza di supporto da parte delle terze parti è riferibile a ben altre problematiche. Le nuove console di Microsoft e SONY, invece, adottano una tecnologia decisamente più evoluta rispetto alle precedenti console, dando in mano agli sviluppatori ben altre capacità rispetto alla proposta della grande N, e ciò si è rivelato essere un punto chiave nello sviluppo dei porting.


Con nuovi mezzi possiamo fare grandi cose

I primi titoli che abbiamo avuto modo di giocare sulle console next gen hanno mostrato i primi scorci di quelle che sono le capacità a loro disposizione. L’architettura molto simile a quella dei PC di fascia alta ha poi aiutato lo sviluppo, agevolando pertanto il passaggio agli sviluppatori, che si sono ritrovati macchine tecnologicamente amiche. A dimostrazione che quello che stiamo riportando è vero, ci sono parecchi leaks delle prime console test che SONY ha utilizzato per far giocare i propri titoli alle scorse E3 e Gamescom, che per l’appunto non erano altro che “normalissimi” PC di fascia alta. La scelta presa dalle due major è stata pertanto cruciale per il mercato perché ha permesso di risparmiare sia denaro che tempo per lo sviluppo dei giochi in quanto i developers hanno fin da subito preso dimestichezza con le novità. I titoli di lancio, e soprattutto i primi porting (o versioni next gen di titoli già pubblicati), hanno dimostrato che il passaggio a questo giro è stato indolore. Electronic Arts ha sfruttato le capacità di PS4 e 360 per spingere al massimo il suo motore fisico proprietario chiamato Ignite, realizzando soprattutto con FIFA un ottimo upgrade delle versioni old-gen. Inoltre, EA ha potuto togliere i freni ai propri motori grafici utilizzati dai team EA Sports, Ghost Games e DICE, proponendo per esempio degli spettatori completamente in 3D in FIFA 14. Ubisoft, invece, condivide con EA il fatto di essere una tra le aziende che colgono subito le occasioni delle nuove console e da parte sua si sono visti due Just Dance qualitativamente identici a quelli usciti qualche settimana prima su old-gen ed Assassin’s Creed IV: Black Flag, contraddistinto da una maggior nitidezza dei dettagli grafici e dall’engine ambientale con algoritmi più raffinati. A questa prima infornata di titoli si sono aggiunte Activision e Warner, che con Call of Duty: Ghosts e LEGO Marvel Super Heroes hanno dimostrato quanto l’upgrade grafico sia tutto sommato semplice da mettere in pratica, senza particolari limitazioni di framerate e risoluzione Full HD.


I Porting come li vorremmo sempre

Periodo di lancio a parte, in questi primi mesi dell’anno abbiamo avuto modo di recensire due porting di importanti titoli usciti nel corso del 2013. C’è voluto qualche mese di attesa per vederli sbarcare sulla next gen ma alla fine sia Rayman Legends che il reboot di Tomb Raider sono arrivati! Il titolo Ubisoft ha ben figurato a livello visivo grazie al framework proprietario chiamato UbiArt, una piattaforma di sviluppo unificata che non ha avuto problemi ad adattarsi alle nuove macchine e che è riuscito addirittura a tirare fuori un comparto tecnico di primordine alla prima uscita sulla nuova generazione. Ma un vero porting non si misura solamente da un mero upgrade estetico… Infatti Michel Ancel ha aggiunto qualche contenuto extra al suo prodotto per spingere i giocatori a rituffarsi di nuovo nel mondo di Rayman. Abbiamo lasciato per ultima la Tomb Raider: Definitive Edition e non è stato un caso. I ragazzi di Crystal Dynamics hanno svolto un lavoro certosino con Lara su PS4 ed Xbox One, curando meticolosamente da zero l’aspetto grafico e proponendo tutti i contenuti aggiuntivi fino ad oggi disponibili per la old gen. D’altronde, il team ha avuto una decina di mesi per poterci mettere mano profondamente, ma stupisce come siano riusciti a raggiungere un risultato così eccelso alla prima esperienza con nuove tecnologie. Abbiamo speso davvero molto tempo sull’isola in formato next gen e ne siamo usciti particolarmente colpiti perché ogni suo anfratto ha giovato da questo passaggio sulle nuove piattaforme. Sappiamo ormai che sia Xbox One che PlayStation 4 hanno dalla loro un’architettura familiare agli sviluppatori e probabilmente ha consentito sia a Crystal Dynamics che a tutti gli sviluppatori che si sono addentrati già nella next gen di realizzare opere fin da subito di gran qualità e ciò non può che lasciar ben sperare per il futuro, che si parli di porting o di titoli ex novo. Insomma, a questo giro sia Microsoft che SONY hanno preso scelte “Dev-Friendly” e ciò non può che essere un bene anche per noi giocatori.

SCHEDA
Cover

  • data d'uscita:
  • produttore:
  • sviluppatore:
Scheda completa...