Hitman: la storia dell'agente 47 - Prima parte

Un viaggio nei meandri di una delle saghe più controverse della storia dei videogiochiScritto da Federico "Kikorin" GiacobinoMail@ FedeGiacoil 01 agosto 2012
Hitman: la storia dell'agente 47 - Prima parte Speciale

Quello che vorrei fare, grazie a questo speciale, è tentare di creare un quadro preciso di quella che è senza dubbio una delle saghe più originali ed uniche di sempre all'interno del fervido universo videoludico.Hitman, questo il gioco di cui andremo a parlare, è un titolo che almeno una volta nella vita vi sarà capitato di provare. Ho infatti avuto modo di "scoprire", confrontandomi nel corso degli anni con moltissime persone accomunate dall'hobby dei videogiochi, che l'agente 47 gode di una fama veramente planetaria, ma sebbene chiunque fosse in grado di fornire una spiegazione approssimativa di quelle che erano le meccaniche del gioco, praticamente nessuno era a conoscenza dei dettagli più profondi e nascosti della saga.Al contrario di quanto accade per serie del calibro di Metal Gear Solid o Final Fantasy, per le quali è facile trovare un'incredibile schiera di appassionati ferrati su ogni più marginale elemento di un capitolo scelto a caso, per Hitman pare non esista un vero e proprio zoccolo duro di fan sfegatati pronti a strapparsi i vestiti ed urlare come ragazzine di fronte all'ennesimo video di Jusin Bieber solo perché un dettaglio o un frame dell'ultimo episodio della loro saga preferita vede la luce.Forse i sostenitori di 47 sono semplicemente nascosti nell'ombra, pronti a colpire al momento giusto come il loro mentore insegna, o forse la serie - per qualche strano motivo - non è rimasta nel cuore di tutti nonostante la qualità media altissima, ma in fondo poco importa, l'importante è sapere che se figurate tra i molti che hanno snobbato Hitman nel corso degli anni, siete ancora perfettamente in tempo per rimediare e farvi trovare pronti quando Absolution (il nuovo capitolo in dirittura d'arrivo) approderà sugli scaffali dei negozi.

Soggetto: Agente 47

47, è semplicemente questo il nome del killer perfetto, un uomo incapace di provare qualunque tipo di emozione e ligio ai doveri ed agli ordini del suo superiore, o perlomeno queste erano le intenzioni del suo creatore. L'agente 47, infatti, è il quarantasettesimo e primo sopravvissuto di una serie di cloni ideati in un laboratorio nascosto in Romania, cloni creati in seguito all'attenta selezione dei geni di diversi dei più spietati serial killer che la storia ricordi, messi insieme con l'intento di dare alla luce un uomo perfetto e manipolabile, senza che esso arrivi a porsi domande sul perché delle sue azioni di dubbia moralità.I tratti caratteristici di 47 sono quanto di più banale e scontato ci si aspetterebbe da un uomo che vuole passare inosservato, ovvero testa tirata a lucido, abbigliamento formale ed elegante e sguardo glaciale. Probabilmente risulterebbe difficile trovare uno stereotipo dell'assassino più appropriato dell'agente 47 e questo non solo grazie al vestiario, ma anche e soprattutto per lo storico delle sue azioni delle quali siamo stati artefici nei 4 capitoli della serie che l'hanno visto protagonista fino ad oggi.Nella sua notevole carriera, 47, è sempre stato piuttosto restio all'elargire emozioni ed è quasi impossibile - a memoria - riuscire a scovare una qualsiasi forma di contatto umano associata allo spietato killer, però, andando a scavare nel profondo, in un paio d'occasioni anch'egli è stato "vittima" dell'umanità che lo contraddistingue (almeno a livello puramente fisico).

I seguenti casi si contano davvero sulle dita di una mano, ma per un uomo che nelle intenzioni dovrebbe assomigliare di più ad un robot, piuttosto che ad un essere in carne ed ossa, sono già qualcosa e fanno capire quanto sia stata attenta e raffinata la caratterizzazione del personaggio da parte degli sviluppatori della serie. Uno dei casi di cui stiamo parlando, nello specifico, è riscontrabile nel "rapporto" che viene a crearsi tra il nostro protagonista e Diana Burnwood, cioè la voce che fa da intercalare tra 47 e l'ICA (International Contracts Agency), ovvero un'agenzia segretissima che annovera tra le sue fila diversi assassini, pagati per eseguire le richieste dei clienti. Sebbene i due si incontrino solamente in un'occasione, Diana è l'unica persona con cui 47 discute regolarmente e probabilmente è quanto di più simile ad un'amica si possa trovare nella vita del killer.L'altro rapporto umano che l'agente 47 intrattiene nel corso della sua vita è con Padre Vittorio, un prete che incontra nel convento siciliano nel quale si rifugia alla fine del primo capitolo della saga, quando ancora pensa che forse potrebbe espiare i suoi peccati ed intraprendere una vita normale. Quest'uomo di fede è un importante punto di riferimento per 47, infatti egli non lo giudica per le sue azioni precedenti e lo vede solamente come un essere umano qualunque che ha sbagliato, ma è pronto a rimediare ai suoi errori.Infine, poi, 47 dimostra un briciolo di umanità nel corso di una missione al ristorante di Lee Hong, quando per ottenere la combinazione di una cassaforte dà aiuto ad una prostituta tenuta prigioniera ed essa, per ringraziarlo, lo sorprende con un bacio che lascia stranito il nostro agente. Questa stessa ragazza, poi, avrà un altro incontro con l'assassino nel corso dell'episodio Silent Assassin, ovvero il secondo della serie ed anche in quest'occasione egli la libererà dai suoi aguzzini.

CAPITOLO 1: LA NASCITA DELL'ASSASSINO

Le origini

Il primo capitolo della serie di Hitman prende il nome di Codename 47 ed il perché è presto detto. Il titolo inizia presentandoci il clone 47 adagiato su di un lettino d'ospedale, mentre dagli altoparlanti della struttura si espande per i corridoi la voce del dottor Otto Wolfgang Ort-Meyer, ovvero il nostro padre e creatore.Senza perdere tempo, egli ci mette al corrente della nostra situazione e ci spiega che l'unico modo di lasciare la struttura è seguire alla lettera i suoi ordini, i quali consistono in una serie di prove che rendono subito giustizia alle abilità belliche dell'assassino. Dopo aver corso, sparato, essersi camuffato e sporcato le mani con sangue innocente, l'agente 47 riesce finalmente ad uscire dalla casa di cura nella quale era rinchiuso e da lì inizia il suo percorso come killer professionista.Tutte le missioni pervengono grazie all'ICA e durante il loro svolgimento, 47 finisce per vivere parecchie sotto-trame che lo spediscono nei diversi angoli del pianeta, ma il tutto finirà per concludersi nello stesso luogo ove la vita dell'assassino ha visto la luce, ovvero il manicomio in Romania.Suo padre, infatti, si fingerà cliente dell'agenzia e richiederà espressamente i servigi del loro miglior sicario, ovvero l'agente 47, ma una volta giunto sul posto ed eliminato l'obbiettivo-esca, esso si renderà conto di essere intrappolato nella struttura e circondato da una squadra S.W.A.T. precedentemente informata della sua presenza. A questo punto, però, grazie ad un sottopassaggio segreto, egli riuscirà ad arrivare nel laboratorio di clonazione e dopo aver affrontato una serie di cloni identici a se stesso, ma numerati in maniera crescente, gli si paleserà dinanzi agli occhi nientepopodimeno che Otto Wolfgang Ort-Meyer, l'artefice di tutto.Il momento tanto atteso - così - diventerà realtà e 47 potrà togliere la vita al suo creatore con le proprie mani, raggiungendo l'obbiettivo che si era preposto.

Codename 47

Quando la prima incarnazione di Hitman giunse sul mercato, praticamente inventò un genere. Non che prima di esso non si fossero già visti stealth game di livello o giochi con una certa libertà d'azione, ma Codename 47 proponeva delle meccaniche di gioco e delle idee alla base che ne facevano un titolo senza precedenti. Adesso, 12 anni dopo la sua prima apparizione, Hitman rimane un esperimento unico nel suo genere, ma andiamo a vedere nel dettaglio i pregi ed difetti che lo contraddistinsero.

L'idea su cui poggia tutta la struttura di Hitman è tanto semplice quanto geniale. Noi impersoniamo l'agente 47 e l'agenzia, tramite un portatile, ci fa pervenire i dettagli sulla missione e l'obbiettivo da eliminare. A questo punto, tutto passa nelle mani del giocatore, il quale è obbligato a prendersi il suo tempo per esaminare il luogo dove dovrà compiere l'omicidio, analizzare gli oggetti che potrebbero fargli comodo, studiarsi l'ubicazione delle guardie e di eventuali testimoni che potrebbero mandare tutto all'aria e poi agire.

Quando il primo Hitman uscì, nel lontano 2000, si fece generalmente apprezzare dalla critica, ma venne tacciato come troppo frustrante e poco permissivo in quanto agli errori che si potevano, o meglio, non si potevano commettere. Analizzando il titolo col famoso "senno di poi", si può essere d'accordo sul fatto che il livello di difficoltà era tarato verso l'altissimo/impossibile, ma a ben vedere la sfida proposta dal gioco non era così alta di per sé, piuttosto la frustrazione derivava da alcune limitazioni tecniche dovute alla scarsa IA dei personaggi controllati dalla CPU e dal fatto che le missioni, se non si sapeva come muoversi, potevano durare anche oltre mezz'ora e non esistevano i salvataggi, se non tra un livello e l'altro.Uno dei maggiori problemi che affliggeva l'IA delle guardie, riguardava la loro totale imprevedibilità. Da una parte questo era un bene, infatti non essendo esse legate a nessuno schema da seguire, non potevi mai essere sicuro che in un punto della mappa, prima o dopo, non sarebbe arrivato qualcuno a controllare, il che manteneva la tensione su livelli altissimi per tutto il tempo. Le magagne, però, riguardavano il fatto che uccidere un nemico - spesso - era un terno al lotto, in quanto se ti andava bene potevi sbarazzarti della guardia con un solo colpo ben piazzato, ma se per qualunque motivo quest'ultimo avesse avuto la malsana idea di emettere un gridolino prima di passare a miglior vita, in un secondo tutta la vigilanza del posto ti si sarebbe ritorta contro, sapendo perfettamente la tua ubicazione sulla mappa. Altra cosa piuttosto fastidiosa riguardava i travestimenti, ovvero se dopo aver ucciso un nemico, averlo nascosto ed averne indossato le spoglie, qualcuno avesse finito per trovarlo, in un attimo la copertura saltava e le stesse persone che un secondo prima non facevano una piega vedendoti, dopo ti sparavano a vista.

Capirete che essere scoperti alla fine di una missione di un'ora perché un passante random ha trovato un corpo nudo in una strada a due isolati dal posto dove vi trovate, può essere piuttosto irritante. Oltretutto, come già detto in precedenza, non esisteva la possibilità di salvare i progressi, ma gli sviluppatori inserirono un sistema di "continue" che permetteva di riprovare la missione - mantenendo gli obbiettivi raggiunti - per una o due volte, a seconda del livello. La cosa sarebbe risultata piuttosto gradita, peccato che ritornando in vita a ritentando la missione, tutti ti individuavano come ostile e non esitavano a crivellarti di colpi, spazzando via ogni possibilità di vittoria.Nel malaugurato caso che aveste deciso di risolvere le cose alla Rambo, comunque, il gioco vi avrebbe subito fatto passare la voglia. In primo luogo perché un numero troppo elevato di vittime andava a ripercuotersi inesorabilmente sul vostro stipendio, arrivando anche ad annullare la riuscita di una missione, ed in secondo luogo perché la vita di 47 era veramente legata ad un filo, il che vuol dire che sebbene egli fosse in grado di assorbire un buon numero di colpi al petto ed alle gambe, al contrario un solo proiettile volante alla testa spazzava via ogni sogno di gloria.Ebbene, ora sapete i motivi per cui era possibile "odiare" Codename 47, ma passando sopra a questi difetti, sotto si scovava un giocone dalle meccaniche incredibilmente riuscite ed innovative, una vera e propria "simulazione d'assassino".La cosa che più stupiva era la totale libertà d'azione, infatti ogni missione poteva essere superata in tantissimi modi diversi e non esisteva una corsia preferenziale, ma ogni strada che si fosse intrapresa sarebbe stata adeguata. A rendere tutto questo possibile non era di certo il caso, ma invece un superbo lavoro di level design, con ambientazioni e situazioni studiate ad hoc, ma assolutamente credibili e pertinenti. Non era raro leggere gli obbiettivi del livello, immaginarsi un metodo di risoluzione della missione per poi tentare di riportarlo nel gioco e vedere che davvero era possibile farlo. Soprattutto se paragonato ai titoli attuali, i quali spesso sono retti solamente da script su script, pensare a quanto fosse evoluto Hitman ha dell'incredibile.Tra le altre cose che hanno reso celebre il gioco ed hanno fatto si che diventasse - per molti - una pietra miliare, è impossibile non citare la presenza della fisica ragdoll, oggi uno standard, ma ai tempi quasi pionieristica ed indispensabile al gameplay, in quanto diversamente sarebbe stato impossibile trascinare i cadaveri in maniera credibile.Infine, noi italiani abbiamo avuto un trattamento "di riguardo" e sono pronto a scommettere che chiunque abbia avuto la fortuna di giocare il primo Hitman ai suoi tempi, non potrà che ricordare il doppiaggio veramente assurdo e da morire dal ridere, talmente brutto da finire per essere apprezzato ed ideale per risollevarsi l'umore nelle giornate tristi.La ciliegina sulla torta - poi - stava nella longevità incredibile e nella varietà di ambientazioni, oltre ad essere questo il primo ed unico Hitman a proporre missioni "a pezzi", ovvero gruppi di più missioni legate tutte dalla stessa sotto-trama, che ti portava a scoprire nuovi dettagli col susseguirsi degli obbiettivi e ti invogliava a continuare per sapere come procedeva la storia. Insomma, un titolo ancora attualissimo ed assolutamente da recuperare, nel caso non lo abbiate giocato ai tempi.

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