Il prezzo dei videogiochi

La grande bugiaScritto da Claudio "ZLC" Caramadreil 08 luglio 2016
Il prezzo dei videogiochi Speciale

In questi primi giorni d'estate, con pochi videogiochi in uscita e il mercato videoludico che fa un respiro prima di ricominciare a battere sull’incudine dei consumatori c’è forse spazio per una riflessione che vada oltre il nostro solito tessere le lodi o smontare i prodotti di un mercato in così potente e tutto sommato consolidata espansione. La riflessione che vi propongo è proprio quella sulla commercializzazione dei nostri prodotti preferiti. Se è vero che molti di noi, per impegni lavorativi o di studio, hanno poco tempo per rilassarsi e regalarsi un bel videogioco è anche vero che il prezzo di questi ultimi di certo non aiuta. Parliamone allora. Perché su questo tema sono in molti a fare silenzio senza dire una parola e non si capisce molto bene per quale motivo. Forse, siccome un videogioco è un piacere e “un bene di lusso”, come mi disse il mio capo ai tempi in cui lavoravo in una notissima multinazionale che si dedica tutt’ora alla vendita di tali prodotti, chiudiamo tutti un occhio sul suo prezzo. Vi racconto allora la mia esperienza nel “dietro delle quinte” di questo grande teatrino che è la vendita dei videogiochi. 


Tempi ameni

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Quando cominciai a giocare avrò avuto più o meno sei anni. Erano i tempi della PlayStation 1 e anche se quella non era la prima console che avevo (precedentemente mi avevano regalato una Atari 2600) è stata lei a farmi innamorare di questo mondo, ovviamente con la partecipazione del primo Spyro The Dragon, di Croc, di Abe’s Oddysee, Medievil e molti altri. Se c’è qualcuno fra voi che ha cominciato più o meno nello stesso modo vorrei porgli questa domanda: quanto spendevate per questi giochi? Ma soprattutto quanto costavano? Personalmente ricordo che c’erano ancora le lire e che quando comprai Age of Empires 1 mio padre spese intorno alle 30.000 lire, l’equivalente di 15 € ragazzi... Una cosa quindi è certa: i tempi sono cambiati. Siamo diventati più ricchi? Forse, di certo non siamo sceicchi però. Quando lavoravo per la multinazionale che vi ho citato prima ho visto, sentito e dovuto fare cose allucinanti. Ho visto genitori spendere fior di quattrini per i propri figli ingrati che non erano in grado nemmeno di parlare in una lingua comprensibile. Ho visto collezionisti comprare collector’s edition a prezzi da capogiro per tenerli nel cellophane senza poterli giocare e trarne ciò che in teoria sono nati per donarci: una mezz’ora di spensieratezza e fuga dalla realtà. Ho sentito i miei superiori parlare dei clienti come di una marmaglia senza cervello da sfruttare per fare più soldi con bugie assurde che però tutti si bevevano. Ho sentito e visto persone litigare per un videogioco direttamente nel negozio e ho dovuto mentire anche io. La bugia più grossa che ho detto? “Mi raccomando, prenota FIFA perché me ne manderanno pochissime copie”, e il giorno dopo ero lì ad aprire cartoni e a mettere a posto un’ottantina di copie per PlayStation e altrettante per Xbox. Ma la cosa più schifosa che ho visto e che ha rischiato di allontanarmi per sempre da questo mondo è stato vedere gli incassi di fine giornata. Mi ricordo, come se fosse ieri, un 23 Dicembre in cui solo io, nella mia sola cassa, chiusi con una cosa come € 16.000. Soldi che un operaio non vede nemmeno in un anno di lavoro io li facevo in un giorno. Tutti compravano (e comprano) in preda ad una sorta di frenesia da shopping e allo stesso tempo si lamentavano dei prezzi, che allora si aggiravano tra i € 49 per i videogiochi PC e € 69 per quelli delle consolle più famose e gettonate. Si lamentavano, ma compravano. Sbuffavano ma tiravano fuori i soldi. E lo facevano sempre. Ma questo non è uno scandalo, giusto? Ognuno spende i suoi soldi come vuole. That’s capitalism, baby. Però vorrei riflettere insieme a voi su quanto costa davvero un videogioco, senza la masterizzazione, senza la plastica della confezione, la stampa delle immagini per il fronte e il retro, senza il cellophane intorno. Voglio parlare cioè del contenuto del BD o del DVD che dir si voglia. 


Due conti in tasca a CD Projekt

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Oggi i prezzi negli store come quello in cui lavoravo sono saliti a 71 € senza una giustificazione valida a parte l’IVA. Per non parlare di tutti i vari servizi connessi alle console che vanno pagati (tipo la connessione allo HUB online per Xbox). Faccio un esempio. The Witcher III: Wild Hunt ha venduto 5 milioni di copie in tutto il mondo, più o meno. Calcolando una media di 60 € tra PC e altri supporti arriviamo ad avere 300 milioni di euro e in tutto il 2015 CD Projekt ha guadagnato 798 milioni spendendone 5 per la realizzazione del gioco. Ma quanti di questi giungono come guadagno alla casa produttrice del videogioco? Molto dipende dalle regole fiscali che vigono nei paesi in cui il prodotto viene venduto. In generale gli intermediari della situazione fanno chiaramente di tutto per guadagnare il più possibile ma tra una cosa e l’altra possiamo affermare con una certa precisione che almeno un terzo (250 milioni circa) siano al sicuro nelle tasche della casa produttrice. Ciò significa che sono gli intermediare di cui dicevamo sopra a far lievitare un prezzo che sarebbe, tutto sommato, di un terzo rispetto a quello che troviamo sugli scaffali.Ne consegue una valutazione molto semplice: salto gli intermediari e vado a comprare il gioco direttamente alla fonte. Perfetto! GOG, Steam, Origin, uPlay, queste sono le piattaforme dove posso acquistare il gioco senza dover pagare la plastica e tutto il resto. Già, ma allora perché il prezzo è lo stesso o troppo poco inferiore rispetto a quello dello scaffale di videogiochi nella grande multinazionale? In queste settimane su Origin sono aperte le prenotazioni per FIFA17, gioco che certamente compreranno in tantissimi. Il suo prezzo però va dai 59 agli 89 € a seconda della versione che vogliamo. Tutto questo non è affatto normale. Il mercato delle key ufficiali ha capito che c’era la possibilità di mettere lo stesso prezzo dei negozi (con tutti gli intermediari) sul prodotto digitale (senza intermediari). Ci hanno fregato e continuano a farlo ogni giorno e il caso di FIFA è ancor più eclatante perché il gioco in questione è di proprietà della stessa compagnia che gestisce Origin: Electronic Arts. Altre piattaforme come Steam e GOG sono invece già esse degli intermediari, però digitali.


Questione Key

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Se non sapete che oggi le key (le chiavi che danno accesso al download e alla piena proprietà di un gioco) possono essere acquistate su moltissimi siti online allora state fingendo oppure scendete davvero dalla montagna del sapone. Nel secondo caso vi abbraccio. Succede che diversi siti (anche in Italia) propongano la vendita diretta del codice di gioco ai prezzi degli anni ’90 che ho citato poco fa. Ho sentito molti miei amici affermare questa cosa di soppiatto, sussurrandola in vicoli bui alle due di notte per paura della finanza o della polizia (ovviamente sto scherzando). Ebbene questa pratica è legale o illegale? Tempo fa un mio vecchio amico, direttore del Supporto Ubisoft, mi disse che la compravendita delle key è illegale e che Ubisoft stava combattendo un’aspra battaglia per vietarle. Questo accadeva nel lontano 2013 e ad oggi le key si vendono e si comprano ancora. Non solo, su un forum ho trovato la dichiarazione di un sedicente avvocato che cito testualmente: «Allora la questione è abbastanza complessa. Comunque cercherò di essere breve. Quando si compra un gioco, si compra la relativa la licenza per utilizzare il prodotto in questione. Il produttore può limitare l'uso della licenza compatibilmente alla legge del paese del consumatore. Qui sorgono i problemi. Le licenze di solito sono scritte per il mercato americano e solitamente quando un prodotto viene venduto in altri mercati viene fatta una semplice traduzione della licenza senza adattarla. Non immaginate quanti articoli del codice civile viola la famosa licenza della Microsoft. Non ho studiato la licenza Steam in maniera approfondita ma posso dire tranquillamente che in base alla loro licenza non è vietato sia l'acquisto delle key. Senza ombra di dubbio l'acquisto della key in Italia è perfettamente legale. Infatti non si fa altro che acquistare un gioco, ma invece di ricevere l'intera confezione riceviamo una parte di essa (scansione della chiave) e grazie al cambio favorevole e all'assenza delle spese di spedizione il consumatore ottiene un ottimo risparmio. La cosa importante è la provenienza legale della key e quindi l'affidabilità del venditore. Alcuni contestano il fatto che i siti in questione non siano autorizzati alla vendita direttamente dal produttore. Leggendo la licenza d'uso questo non è vero: "E. Rivenditori autorizzati Steam. Le Sottoscrizioni possono essere acquistate presso un rivenditore autorizzato Valve. Il "Codice Prodotto" fornito con tale acquisto viene utilizzato per attivare la Sottoscrizione. Acquistando una Sottoscrizione presso un rivenditore autorizzato Valve, l'Abbonato accetta di indirizzare tutte le domande riguardanti il Codice Prodotto al rivenditore stesso." La licenza dice "possono" e non devono e non c'è traccia alcuna di qualsivoglia concetto di esclusività. E poi come si fa a considerare non autorizzato un negoziante che acquista regolarmente all'ingrosso le copie retail?»Ah ma allora è legale! Ecco perché nessuno chiude ancora quei siti per frode. Allora faccio una supposizione, che in quanto tale va presa con le pinze: i produttori guadagnano di più dalla compravendita delle key che dal gioco in copia fisica o digitale sulle maggiori piattaforme. Gli unici ad essere contrari sono quelli che hanno piattaforme digitali d’acquisto dedicate tipo Ubisoft e EA.


Conclusione

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“Sì, già lo sapevamo”, questo è quello che state pensando. Giustissimo ma: perché non l’avete detto? Forse su questa faccenda dei prezzi alti e ingiustificati dei videogiochi si tace fin troppo. Se i miei soldi arrivano comunque allo sviluppatore (cosa che personalmente voglio che succeda quando ho deciso di comprare un videogioco) perché dovrei pagarlo a prezzo pieno su una piattaforma digitale? Perché dovrei pagarlo ingiustificatamente la stessa cifra a cui lo trovo in un negozio fisico? A quel punto lo compro in negozio, così mi faccio pure una passeggiata. Tornando seri, direi che possiamo affermare con certezza che nel mondo che tanto ci piace ci sono zone grigie e questioni di cui nessuno parla. Un fatto eclatante, per esempio, è il prezzo di uno stesso videogioco su diverse piattaforme digitali; questo infatti è sempre uguale! Trust? Vi lascio con questa domanda.

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