Valiant Hearts, la storia si mette in (video)gioco

La Grande Guerra secondo UbisoftScritto da Giacomo "Brambi" BrambillaMail@ g_brambiil 29 ottobre 2014
Valiant Hearts, la storia si mette in (video)gioco Speciale

Miei carissimi amici, nell'orribile fragore di artiglieria, carri armati e aerei,

io ricordo tutti voi, la vostra amicizia e il vostro dolore.

Mio fraterno amico Emile, non hai combattuto per la gloria, ma per asciugare le lacrime di tua figlia.

Freddie, sempre così spavaldo e risoluto, spero troverai pace per le tue lettere che non furono mai spedite.

Anna, pronta a salvare centinaia di feriti senza sparare un colpo.

E Karl, se solo potessi illuminare il tuo ritorno a casa per farti rivedere la tua famiglia.

Sebbene non possa scrivere queste parole, le vostre storie resteranno eterne,

così come i vostri cuori impavidi.

1914 – 2014. Sono passati cento anni dallo scoppio della Grande Guerra, il primo conflitto mondiale. L'occasione è quella giusta, la storia è quella giusta, il genere è quello giusto e anche il team è quello giusto: nasce così, incorniciato da un trailer dalle forti emozioni, Valiant Hearts: The Great War, il piccolo grande progetto di Ubisoft Montpellier che vuole proporre qualcosa di diverso, qualcosa in grado di coinvolgere dal primo all'ultimo istante e di far conoscere a noi giovani il vero significato della guerra.


“Non un videogioco di guerra, ma un videogioco sulla guerra”

E' con questo coraggioso motto che Valiant Hearts ora vuole mostrarsi al pubblico. La splendida cornice della Games Week di Milano, la fiera del settore appena conclusasi e giunta già alla 4° edizione, è stata l'occasione giusta per il team Ubisoft di mostrare la sua nuova perla.

Già, perché di vera e propria perla si tratta. Il Fuori Milan Games Week, una serie di eventi a corredo della manifestazione milanese, è stata l'occasione giusta per incontrare e instaurare un interessantissimo dibattito tra Yoan Fanise e Simon Choquet-Bottani (i ragazzi di Ubisoft Montepellier, che insieme a Paul Tumelaire hanno avuto ruoli importanti nel concept e nello sviluppo del gioco) e alcuni esperti del settore, docenti e studenti dell'Università degli Studi di Milano. Un'occasione per parlare non solo del gioco, ma di tutte le tematiche che più o meno volontariamente è riuscito a toccare ed a esaltare Valiant Hearts.

Valiant Hearts, per chi non lo sapesse, è strutturato come videogioco bidimensionale a scorrimento orizzontale, nel quale verranno sequenzialmente impersonati quattro personaggi (Emile, Freddie, Anna e Karl) impegnati sul fronte bellico. Filo conduttore dei protagonisti sarà Walt, il tenero e fedele cagnolino che fin dal trailer di presentazione entrerà nei nostri cuori per la sua candida anima.

Per chi si fosse perso la nostra recensione o per chi ancora non conoscesse Valiant Hearts, ne consigliamo vivamente la lettura, raggiungibile a questo indirizzo.


Giocare per imparare la storia

Yoan e Simon hanno molto da raccontarci fin da subito. Ripetutamente sottolineano come il vero punto di forza sia da ricercare nella cura e nella fedeltà storica di tutti i particolari, dai più importanti ai più apparentemente insignificanti. Scopriamo così che Valiant Hearts non è altro che il risultato di numerose ricerche storiche, recuperati dal team grazie alla fitta collaborazione con Mission Centenaire (l'ente francese che sta curando tutti gli eventi commemorativi riguardanti il centenario del conflitto) e Apocalypse, la recente serie televisiva francese che racconta le vicende delle due guerre mondiali.

La scelta dei personaggi, il loro carattere, le ambientazioni, gli avvenimenti storici, gli oggetti e addirittura la scelta maniacale della palette dei colori, fa così tutto parte di una costante ricerca storica, maestosamente orchestrata nei due anni di sviluppo del titolo.

Il team di Ubisoft sottolinea come questo progetto sia stato qualcosa di speciale non solo dal punto di vista lavorativo, ma (forse) soprattutto dal punto di vista dell'arricchimento storico. La loro passione per i videogiochi si è trasformata ben presto in passione per la storia e la loro voglia di trasmettere le stesse emozioni a noi giocatori ha portato all'eccezionale integrazione nella storia di numerosi documenti storici.

Forse è proprio questo questo il vero punto di forza di Valiant Hearts, di per sé terminabile rapidamente in poche ore. La vera domanda è: qual è il vero obiettivo e il vero target del gioco?


Curiosità e voglia di stupire

A questa interessante domanda il team di Ubisoft ha voluto raccontare l'aneddoto riguardante la fase di beta testing del gioco, che ben ne lascia intuire la risposta: tutti i giocatori (dai più giovani ai più veterani) invece di puntare dritto sul fattore puramente ludico (come forse gli sviluppatori sotto sotto temevano), si sono soffermati ad approfondire tutti i contenuti storici inseriti nel gioco, leggendo le citazioni storiche, le lettere, le immagini, gli oggetti, centrando in pieno l'obiettivo del gioco: giocare per conoscere la storia.

Un'altra peculiarità di Valiant Hearts, sul quale di primo acchito è possibile sollevare qualche critica, è quella di essere stata in grado di non allargarsi troppo. Molti giocatori avrebbero voluto una story-mode più lunga e complessa, in grado magari di affrontare tutte le fasi del conflitto mondiale, non limitandosi solamente allo scontro franco-belga-tedesco. Sono sempre Yoan e Simon ad ammettere del bivio avuto a riguardo durante lo sviluppo.

La fervida volontà del team di voler raccontare la storia quanto più fedele alla realtà ha però avuto la meglio e, a nostro avviso, la scelta non poteva rivelarsi migliore.

SCHEDAGIOCO
Cover Valiant Hearts: The Great War

Valiant Hearts: The Great War

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